18Giugno2018

Da Radio Vaticana.va Intervista a Boscia su Bimbo Down abbandonato

Sta facendo discutere in tutto il mondo la decisione di una coppia australiana che, dopo aver avuto due gemelli da una madre surrogata in Thailandia, ha deciso di abbandonare il maschio di nome Gammy, affetto da sindrome di Down, e di tenere soltanto la sorellina. La notizia, riportata dalla Bbc, è stata subito ripresa dai social network. Il bimbo, ora di 6 mesi, ha una grave patologia cardiaca e ha bisogno di cure urgenti. La mamma naturale, una giovane thailandese di 21 anni che ha rifiutato l’aborto, ha già due figli e ha coraggiosamente deciso di occuparsi del piccolo: ha chiesto però aiuto, perché i 15 mila dollari che ha ricevuto per prestare il proprio utero - inizialmente destinati agli studi dei due figli - non sono sufficienti a far curare Gammy.

Un giornale thailandese ha lanciato una campagna di solidarietà, che ha già raccolto 120.000 dollari. Sulla vicenda, Giada Aquilino ha raccolto il commento di Filippo Maria Boscia, docente di Bioetica all’Università di Bari e presidente dell’Associazione medici cattolici italiani:
R. - Quando la tecnica lascia credere che tutto sia possibile, l’individuo l’interpreta come "tutto mi è dovuto" e il suo desiderio viene battezzato come un diritto. E lo stesso individuo intende far valere sempre con forza tale diritto presso le tutte le autorità sociali. In questo momento, siamo in un’isteria del progresso. Il diritto al figlio sta diventando "diritto al figlio perfetto". Quindi, in sostanza, l’effetto principale è che quando la scienza e la tecnica vengono applicate al procreare si lascia uno spazio aperto ad una serie di nuove libertà e nuovi domini della natura. La madre che ha portato avanti la gestazione si è invece preoccupata di guardare alla centralità del figlio: è questo l’elemento principale. E’ importante che in tutto il mondo si prenda coscienza che, quando si passa nella fase della procreazione, non sono più un uomo e una donna soltanto ad avere il dominio e la decisionalità di tutto, ma c’è un terzo componente importante: l’embrione.
D. - Papa Francesco più volte ha parlato della “cultura dello scarto”, le cui vittime - ha detto - sono proprio gli esseri umani più deboli e fragili, ad esempio i nascituri. Perché si è arrivati a questo punto?
R. - Perché la scienza mortifica lo statuto dell’embrione. I diritti dell’embrione devono essere fatti valere, ma chi accetta in questa società così modificata di difenderli? Noi abbiamo un silenzio, una mortificazione circostante, che agisce proprio come anestesia sociale. E questo consente pure che i tecnici si spingano oltre misura, anche con dei gesti che praticamente vengono dati come semi del progresso, ma sono semi della minaccia. Giustamente, Papa Francesco considera che ci debbano essere specifiche norme, diciamo speciali. Io direi che le norme della coscienza devono impedire ai poteri forti di utilizzare le metodiche riproduttive in maniera impropria, o seguendo un’onda di collettiva emulazione. Noi, soprattutto noi cattolici, non possiamo tacere.
D. - Proprio il Pontefice ha denunciato il rischio di essere scartati, espulsi da un ingranaggio che deve essere efficiente a tutti i costi. E’ il caso di Gammy?
R. - E’ quello che è successo. Questo bambino è nato, ma ci sono Centri italiani nei quali nel momento in cui viene riscontrato un bambino Down, al terzo mese di gravidanza, si fa una iniezione endouterina e quel bambino viene già scartato ancor prima di nascere, consentendo solo al sano di poter venire alla luce. Salvo poi a registrare casi come quello di Milano, dove un bambino che doveva essere scartato era invece sano…
D. - Dall’utero in affitto al rifiuto di un figlio con sindrome di Down: al di là della fede, dell’etica, è una questione di dignità umana che è in gioco?
R. - L’utero in affitto è già praticamente un attacco all’embrione e alla dignità umana. Mina la genitorialità che diventa asimmetrica, mina la genetica che, in sostanza, si rende responsabile delle trasmissioni delle malattie. Compromette il rapporto educazionale e relazionale, può creare delle crisi di identità, ma soprattutto crea delle situazioni di abbandono della vita che si dice ‘non degna’ di essere vissuta.
D. - Cosa augurarsi per Gammy, il bambino nato in Thailandia?
R. - Augurerei che siano in molte le coppie del mondo capaci di sostenere lo splendido atto di coraggio che la donna thailandese ha avuto. Forse, questo bimbo è il testimone credibile e vivente di quello che è invece il "guasto"

Qui l'audio dell'intervista

 

dal sito http://it.radiovaticana.va/news/2014/08/02/bimbo_down_supera_la_cultura_dello_scarto/1103876

210714 Boscia a UnoMattina

Il Presidente dell'AMCI Filippo Maria Boscia intervistato a Uno Mattina su Rai1 sulla fecondazione eterologa

Leggi tutto...

Download this file (comunicato su eterologa def.pdf)

Medici Cattolici: con l’eterologa ampia ferita all’embrione e alla sua intangibilità

Apprese le motivazioni della sentenza sull’utilizzo di gameti eterologhi nelle tecniche di fecondazione umana, i medici cattolici esprimono grande preoccupazione per la vita personale degli embrioni affidati alla discrezionalità ideologica dei giudici. Ancora una volta la vita umana dell’embrione viene ferita nella sua intangibilità. Ogni legittimazione dell’utilizzo eterologo dei gameti si traduce in un’azione violenta sulla vita stessa dell’embrione, soggiogato e condizionato dall’altrui volontà. Questa sentenza lede il diritto dell’embrione alla piena riconoscibilità della personale identità genitoriale: l’utilizzo eterologo dei gameti introduce un criterio di precarietà esistenziale ed esclude l’importante legittimazione genetica della paternità/maternità.
L’applicazione di tecniche eterologhe in medicina della riproduzione, secondo i medici cattolici, rappresenta un disvalore che fa prevedere in prospettiva un effettivo danno alla persona del figlio concepito e ripercussioni sul suo registro neurosensoriale e sulla sua psiche definitivamente e indubbiamente segnata da tale scelta.
La lotteria ricombinante della vita personale degli embrioni crea e sostiene un nuovo genoma e determina una identità biologica specifica individuale del nuovo organismo.
In forza dell’unità sostanziale del corpo con lo spirito il genoma umano non ha soltanto un significato biologico ma è portatore di una dignità antropologica che pervade e vivifica l’embrione.
Il genoma umano alla nascita pone anche altri delicati problemi e tra questi quelli del rispetto degli elementi costituenti che dovrebbero essere conosciuti, sempre e comunque, perché riguardanti la persona, le sue origini e la sua discendenza.
I medici cattolici ribadiscono che la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, è un bene intangibile di cui nessuno può disporre.
Roma 11 giugno 2014
Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale

Attachments:
comunicato su eterologa def.pdf[ ]20 Kb

21/7 Boscia ad Unomattina


Lunedì prossimo, 21 luglio 2014 (ore 8.38) il Presidente dell'Amci prof. Filippo Maria Boscia sarà ospite dello spazio di approfondimento del Tg1 mattina, in onda all'interno di Unomattina su Rai1

Download this file (COMUNICATO STAMPA SUL DECRETO ZINGARETTI 30 giugno 2014.pdf)

Comunicato stampa sul decreto Zingaretti 30 06 2014

I medici cattolici giudicano riprovevole ogni forma di aborto, diretto o indiretto, nascosto o occulto.
Ribadiscono che è atto abortivo anche l’uso di farmaci o di mezzi che impediscono l’impianto in utero dell’embrione fecondato o di quelli che ne provocano il distacco precoce.
Riaffermano che chi consapevolmente prescriva o applichi tali farmaci o mezzi coopera con azioni abortive.
Gli operatori sanitari in queste circostanze devono sollevare l’obiezione di coscienza: sono obbligati a farlo per loro dovere morale, ma anche per il rispetto della persona assistita.
I medici cattolici vivacemente contestano delibere o regolamenti che inducono per legge a cooperare in maniera prossima all’azione abortiva diretta o indiretta.
L’obiezione di coscienza dei medici cattolici proprio in queste circostanze si fa acuta e viva e ha tra l’altro significato di denuncia sociale di una ingiustizia legalizzata perpetrata contro la vita nascente.
La tutela e l’accoglienza della vita nascente è azione e testimonianza indispensabile, decisiva è credibile che ogni cristiano deve dare.


Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale
Roma 30 giugno 2014