S. OJETTI (In Terris) : Cosa insegna la legge dell'Alabama - Pareri contrapposti sull'aborto negli Stati Uniti - In allegato anche un articolo di Avvenire

 
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Cosa insegna la legge dell'Alabama

di STEFANO OJETTI

         Pareri contrapposti sull'aborto negli Stati Uniti

Correva l'anno 1973 quando la Corte Suprema degli Stati Uniti con la storica sentenza Roe vs Wade legalizzava l’aborto. Da allora nel bipolarismo politico americano i vari presidenti hanno avuto un approccio opposto alle pratiche abortive a seconda se fossero democratici (favorevoli) o repubblicani (contrari). Se Barack Obama infatti aveva inaugurato il suo primo mandato sbloccando i fondi alle organizzazioni internazionali favorevoli all’aborto, Donald Trump ha bloccato poco dopo il suo insediamento i fondi per le Ong che praticano aborti all’estero o forniscono informazioni a riguardo.

La recente legge dell’Alabama che di fatto vieta qualsiasi tipo di aborto tranne che per rischio "serio" per la vita della futura mamma, ha fatto riesplodere in questi giorni la polemica mai sopita tra i favorevoli alle Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) e i pro-life. L’aborto è sempre comunque un dramma per chi lo vive e che rimane per tutti una sconfitta: per la mamma che non è riuscita - per le più svariate ragioni - a salvare il suo bambino, per il medico che contro la sua vocazione anziché dare si trova a dover interrompere una vita, e per la società tutta che non è stata in grado di fornire a quella mamma gli strumenti necessari e la possibilità di portare a termine la sua gravidanza. Ciò detto, crediamo che alcune riflessioni debbano essere fatte. Questa provvedimento legislativo varato nello Stato dell’Alabama, rappresenta certamente una legge molto restrittiva sia nei confronti delle grandi problematiche etiche che necessariamente si verificano nei casi relativi a stupri ed incesti sia nei confronti dei sanitari che praticano l’aborto con pene detentive che vanno dai 10 ai 99 anni.

Le domande e le riflessioni sull’annoso problema dell’Ivg sono ancor oggi molteplici anche nel nostro Paese e non possono prescindere da ciò che è la vita: se cioè sia un valore comune a tutti o rappresenti solo un valore dei cattolici. Siamo fortemente convinti che la vita rappresenti il primo valore di una società che voglia definirsi civile e che tale valore sia comune ad ogni razza, confessione religiosa o visione ateista della storia dell’uomo. Non è scritto nella nostra Costituzione che il diversamente abile debba esser eliminato. Certamente lungi dal formulare qualsiasi tipo di giudizio verso chi per scelta o per qualsivoglia ragione si trovi nella condizione di doversi sottoporre ad un aborto, va però certamente sottolineato che in questi casi ci si trova a parlare sempre e soltanto del diritto ad abortire, ignorando altresì totalmente il diritto alla vita del ”bambino”, il quale non può difendersi. Ecco perché è necessario educare, soprattutto le nuove generazioni, ad assaporare il gusto alla vita che comporta il rispetto di se, del proprio corpo, della procreazione responsabile, che non può e non deve intendere l’aborto come metodo anticoncezionale, ma deve abituarsi ad amare il prossimo e quindi l’altro come se fosse parte di se stesso. Solo così crediamo che l’avvenire di questa società possa essere migliore, guardando con speranza al futuro ed educando i nostri giovani a contrastare, anziché favorire la denatalità che rappresenta oggi la mancanza di speranza in un domani migliore. 

 Dopo Therry Schiavo in America, Eluana Englaro in Italia e, recentemente, Charlie Gard in Inghilterra, ora anche la Francia ha il suo caso: Vincent Lambert condannato anch’egli a morire di fame e di sete.

La sentenza di morte infatti è stata ormai pronunciata dal Consiglio di Stato francese, il quale - in base alla legge Leonetti-Claeys  e con la motivazione “ostinazione irragionevole” - aveva stabilito che, dopo la richiesta dell’ospedale Chu Sébastopol di Reims del 9 aprile 2018 e l'autorizzazione del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne dello scorso gennaio, il 24 Aprile doveesse essere interrotta l’alimentazione e l’idratazione a Vincent Lambert, 42enne tetraplegico che da 11 anni ed in seguito ad un incidente è in stato di minima coscienza.

 La sentenza al momento appare congelata da due ricorsi  distinti presentati dagli avvocati di parte alla Corte europea dei diritti dell’Uomo (Cedu) ed al comitato dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità.

A nulla sono valse le perizie di 55 specialisti del settore così come le richieste avanzate dai genitori - definiti come “vicini ai cattolici integralisti della Fraternità sacerdotale di san Pio X” (Le Monde) - di trasferimento in strutture più idonee al trattamento di tali patologie.

 Il grande vulnus antropologico, filosofico, bioetico e purtroppo ideologico è rappresentato dall’ambiguo concetto che anche in Italia si ha a proposito dell’autodeterminazione secondo cui se da un lato di fronte ad una richiesta di morte ha valore la volontà del paziente o del tutore (Dat), dall’altro al contrario di fronte ad una richiesta di voler continuare a vivere si sostituisce lo Stato con una sentenza di morte.

Si comprende bene come il supplire da parte dello Stato alla volontà genitoriale rappresenti una china molto pericolosa considerando le centinaia di migliaia di casi di disabili gravi, di stati di minima coscienza e di anziani non autosufficienti presenti nelle varie realtà che con questa visione ideologica e con tali motivazioni giudiziarie rischiano di essere viste come “vite non degne” di essere vissute e, quindi, da sopprimere.

 E chi stabilisce se un vita è degna di esser vissuta? Forse lo Stato? O una commissione medica il più delle volte  ideologizzata? L’allocazione delle risorse? O piuttosto la persona e in sua vece i suoi cari? Dare la morte per “legge” per pietà o ancor peggio per amore, equipara l’essere umano ad un qualsiasi altro essere vivente del regno animale, ma la persona umana non è soltanto corporeità ma spirito ed anima

                                                                                                   STEFANO  OJETTI

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Pubblichiamo in allegato questo ed altri interessanti Articoli del Vice nostro  Presidente Ojetti su alcuni temi della bioetica