STEFANO OJETTI: "Tutte le forme di violenza che colpiscono le donne!"

Siamo lieti di pubblicare un nuovo articolo del nostro Vice Presidente Stefano Ojetti  sul tema;

 

Tutte le forme di violenza che colpiscono le donne

 

  “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina” (Gn 1:27).  Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: ‘Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne (Gn 2:7,18,21-23.)

 Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. In Italia il primo Centro contro la violenza di genere nasce a Roma nel 1976, quando il Movimento di Liberazione della Donna (MLD) decide di offrire alle donne uno strumento per opporsi ai maltrattamenti.

 Ad un’attenta analisi sulle cause di violenza di genere, si rileva che le più comuni sono principalmente dovute a un basso livello d’istruzione, all’aver subito violenza da bambino o all’aver assistito a scene di violenza familiare, all’abuso di alcol o sostanze stupefacenti, al senso di possesso del maschio nei confronti della donna. Da tutto questo si evince la necessità di creare fin dalla giovane età, un percorso culturale attraverso l’esempio in famiglia e nell’insegnamento scolastico che deve mirare all’educazione al senso civico e al rispetto dell’altro.

 A guardare indietro già tra il Cinquecento e l’Ottocento esistevano delle forme di “inferiorità” della donna nei confronti dell’uomo in un mondo di tipo “patriarcale” dove, per cultura, vigeva una sorta di maschilismo che estrometteva di fatto il mondo femminile dalla sfera politica e giuridica, ne limitava la possibilità di entrare nella gestione patrimoniale e la escludeva nell’accesso all’istruzione. A partire dal ventesimo secolo però il dibattito sulla violenza conto le donne, che fino ad allora aveva investito soltanto il campo giuridico interessato a definirne gli eventuali contorni penali, diviene un tema sociale che viene discusso non più solamente in sede giudiziaria ma investe l’opinione pubblica, la stampa, le associazioni, la politica. Questo tipo di cultura ha guidato ugualmente per anni, la vita del nostro Paese anche nel campo delle norme giuridiche se si pensa che solamente il 30 gennaio del 1945 viene riconosciuto alle donne il diritto di voto.

 Nel pensiero comune, quando si tratta tale tema, si pensa esclusivamente alla violenza fisica quando in realtà esistono anche maltrattamenti di tipo psicologico e sessuale. Un capitolo a parte riguarda il mondo della prostituzione femminile che con l’attuale fenomeno dell’immigrazione, si configura in una vera e propria forma di schiavismo.

 A tale proposito il Santo Padre il 12 agosto del 2016, incontrando le ragazze sottratte al racket della prostituzione, così affermava: “Io vi chiedo perdono per tutti i cristiani, i cattolici che hanno abusato di voi” e proseguiva “Perdono per una società che non capisce. Perdono per i governanti che se ne infischiano di questo. Per il Signore ognuna di voi è importante”.

 

In particolare la violenza fisica e sessuale si manifesta attraverso minacce, maltrattamenti, percosse, abusi sessuali. C’è da rilevare che tali abusi, riguardano oltre il 35% delle donne e nello specifico in Italia, gli ultimi dati Istat rivelano che quasi 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito almeno una volta nella vita una violenza e nel 30% dei casi in ambiente domestico.

 Ma esistono anche altri tipi di abusi fisici come stupri, mutilazioni genitali femminili, femminicidio che, in alcuni paesi come Cina ed India, si concretizzano anche in aborti di tipo selettivo. Vanno poi ricordate le violenze di tipo riproduttivo come sterilizzazione, gravidanza e aborto forzati, contraccezione negata.

 Tra gli altri tipi di violenza, non va poi dimenticata quella di tipo psicologico che si manifesta in vari modi: dalle molestie sul luogo di lavoro, allo stalking (comportamento persecutorio nei confronti della propria vittima) fino alla violenza economica che consiste nel divieto da parte del convivente di ogni iniziativa autonoma a carattere finanziario.

 Gli esiti di tali maltrattamenti si compendiano in lesioni personali e danni fisici, patologie a livello sessuale e riproduttivo, danni psicologici e comportamentali, fino alla perdita della vita (femminicidio), con più di sessanta donne che hanno perso la vita nel corso del 2020.

 la problematica relativa alla violenza di genere, cominciò ad essere affrontata in ambito giuridico con la Legge, n. 66 del 15 febbraio 1966 che modificò la normativa precedente che la collocava tra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume, trasformandola in delitti contro la libertà personale.

 Con la recente legge del 2019 ribattezzata come “Codice Rosso ”  viene introdotta una corsia veloce e preferenziale per le denunce e le indagini, alla stregua di quanto avviene nelle strutture di pronto soccorso per i pazienti più gravi  e con pene che prevedono, tra le altre, fino a sei anni di reclusione per lo Stalking e il Revenge Porn (pubblicazione di materiale privato sessualmente esplicito senza consenso) e fino a 14 per lo Sfregio del Volto e Violenza sessuale di gruppo.

 Anche il lockdown purtroppo ha contribuito in maniera negativa ad un aumento delle violenze di genere come riferito dai dati Istat, con un incremento della richiesta d’aiuto del 73% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra le vittime di maltrattamenti circa il 72,8 % non denuncia il reato subito, con la speranza, che è più un’illusione, che tali episodi non si verifichino più. L’errore principale infatti consiste proprio nell’illudersi che il primo episodio di violenza possa esser stato occasionale, spesso seguito da scuse ed impegno a che ciò non si verifichi più, ma l’esperienza purtroppo insegna che quello è solo l’inizio di maltrattamenti che pian piano aumenteranno sempre maggiormente e come frequenza e come intensità.

 Oggi per far fronte a questo fenomeno, che per svariati motivi sta assumendo proporzioni sempre maggiori, sono stati istituiti Centri anti violenza, dove vengono accolte donne abusate, attraverso accoglienza telefonica, colloqui personali, ospitalità in case rifugio; attraverso questi e numerosi altri servizi offerti, le donne sono così aiutate nel loro percorso di uscita e di recupero.

 “State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale… un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata”.

 Questo passo del Talmud rende bene quella che dovrebbe essere la considerazione, l’atteggiamento e l’attenzione da riservare al genere femminile, sappiamo purtroppo che nel corso della storia tutto questo molto spesso non è avvenuto.


 

 

Nichilismo etico: le vittime sono gli anziani e i malati terminali

 

 Fa molto discutere la recente affermazione del Governatore della regione Liguria Giovanni Toti dove, per giustificare la proposta di confinare in casa gli anziani, tramite tweet scrive che: la maggioranza dei morti sono persone “per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”.

 

Frase forte che ricorda quella del prof. Umberto Veronesi dove (nel libro L’eutanasia ed etica del medico, Bioetica 2003, 330), estremizzando, affermava: Morire è un dovere biologico e anche un dovere sociale nel senso che la sopravvivenza della specie dipende dalla capacità produttiva di ciascuno e quindi, gli individui improduttivi, una volta assolto anche il compito di trasferire ai nuovi individui esperienza e conoscenze, è giusto che scompaiano”.

 

Al di là del merito della dichiarazione, forse risulta opportuno fare alcune riflessioni.

 

Ghettizzare una categoria, in questo caso gli anziani e quindi prendendo l’età come indice di riferimento, rischierebbe di aprire un pericoloso precedente nel quale a seconda dell’esigenze del momento potrebbero essere incluse di volta in volta, come la storia ci insegna, altre categorie di persone, magari in base alla razza, al sesso, religione, idea politica ecc.

 

In particolare catalogando gli anziani come ghettizzabili in base alla non produttività, si aprirebbe la porta ad una certa ideologia che seppur teorica, pian piano subdolamente sta già tentando ora di entrare nella cultura della nostra società e cioè quella eutanasica  


 Ed inoltre vi ricordiamo che in allegato ci sono altri articoli a cura dello stesso Ojetti e che avevamo già pubblicato sempre sulla rivista "In Terris".