23Giugno2017

MEDICI CATTOLICI: FILIPPO MARIA BOSCIA RIELETTO PRESIDENTE NAZIONALE

‘FERMA OPPOSIZIONE AD ACCANIMENTO TERAPEUTICO ED EUTANASIA’

Il prof. Filippo Maria Boscia è stato rieletto presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani nel corso del 26esimo congresso nazionale terminato ieri sera ad Ascoli Piceno. Del nuovo consiglio direttivo, per il prossimo mandato, faranno parte anche i vicepresidenti Franco Balzaretti (nord Italia, confermato), Stefano Ojetti (centro Italia, nuovo), Giuseppe Battimelli (sud Italia, confermato), Vincenzo Saraceni (segretario nazionale), Mauro Persiani (vicesegretario), Franco Splendori (tesoriere).

Alla tre-giorni di incontri e dibattiti, incentrata su ambiente, medicina e salute, preceduta da una solenne celebrazione del card. Pietro Parolin, alla presenza dell’assistente ecclesiastico nazionale, il card. Edoardo Menichelli, sono intervenuti, tra gli altri, mons. Carmine Arice, il ministro Beatrice Lorenzin, Cesare Mirabelli, Giovanni Serpelloni, Massimo Gandolfini, Gianluigi Gigli, Vincenzo Defilippis, Giuseppe Acocella, Aldo Bova.

“L’Amci si impegna a fare quanto in suo potere per evitare che l’embrione umano venga trasformato nell’ennesimo prodotto in un mondo di mercificazioni, per evitare che le figure genitoriali vengano irresponsabilmente moltiplicate senza alcun rispetto per lo sviluppo psicofisico del bambino, che il genoma subisca pericolose alterazioni o ibridizzazioni - si legge nella mozione finale - La ricerca sul genoma umano deve essere esclusivamente orientata alla diagnosi e alla terapia delle malattie, ribadendo la radicale e categorica opposizione a ogni pratica di selezione eugenetica”.

“Ogni pratica medica va portata a compimento in maniera responsabile e rispettosa della dignità del paziente. L’Amci fa appello ai colleghi affinché si diffonda una cultura sana e ponderata dell'alleanza terapeutica, troppo spesso sbilanciata sul pericoloso versante del paternalismo potestativo o sull'altrettanto dannoso asservimento del medico ai desideri dei suoi clienti”, è scritto ancora nella mozione.

“Ci impegniamo perché i poveri e i bisognosi non vivano abbandonati a loro stessi, e che tutti i malati ottengano sempre il giusto conforto e le informazioni necessarie a comprendere lucidamente la condizione in cui si trovano, in special modo quando sono costretti ad affrontare le più tragiche scelte di fine vita. A tal riguardo, confermiamo la ferma e categorica opposizione nei confronti dell'accanimento terapeutico e delle pratiche eutanasiche, considerate vera e propria violazione del giuramento ippocratico”, conclude la nota.

Il nuovo consiglio

Convegno AMCI: La relazione di cura tra fede e scienza

“Aiutami e aiutalo Signore”, è tra le righe di una preghiera sussurrata che trova risposta il rapporto tra fede e scienza. Un rapporto profondo, due realtà in grado di incontrarsi sulla strada della cura, alla ricerca di un unico, importante scopo: la guarigione del sofferente.


Si è tenuto a Bari, lo scorso 1 Febbraio, il convegno su ”La relazione di cura tra fede e scienza” promosso dal Centro Italiano Femminile (CIF) di Bitritto, presieduto dalla Dott.ssa Cristina Maremonti e dall’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) di Bari, presieduta dal Dott. Pierfrancesco Agostini, con il patrocinio della Città Metropolitana. Di fronte ad una numerosa ed interessata platea interpreti di questa grande analisi, Filippo Maria Boscia, bioeticista, presidente nazionale Amci e don Mimmo Minafra, cappellano della Grotta di Lourdes hanno cercato di dare risposte ad alcuni dei tanti quesiti che si pongono all’uomo: La fede, la preghiera e la speranza, balsamo del corpo e dello spirito? Quali i confini fra spiritualità e scienza? Quanto è importante l’alleanza medico-paziente?
L’incontro, moderato dalla Prof.ssa Carmela Varchetta, docente di Filosofia ed esperta in Comunicazione, si è aperto con l’intervento dell’Assessore Vito Lacoppola che ha portato i saluti del Sindaco della Città Metropolitana di Bari, per proseguire con la toccante testimonianza di fede di Don Mimmo Minafra, un uomo di quasi 2 metri di altezza ed una timidezza disarmante.
Una vita “normalissima”, come lui stesso la definisce, Don Mimmo inizia il suo percorso di fede all’età di 19 anni ma non sa ancora che, il vero incontro con Dio avverrà molto tempo dopo; già diacono, nel ’96 inizia ad accusare forti dolori alle gambe e poco tempo dopo rimane paralizzato. Tumore al midollo osseo la diagnosi e una vita destinata sulla sedia a rotelle. Incontra la sofferenza, la tocca con mano, la prova sulla sua pelle. Una sera poi il miracolo: chiede a sua madre di fare un’offerta per un bambino malato poi entra in sala operatoria: un intervento che non avrebbe dovuto restituire l’uso delle gambe, ma quella sera stessa sente dei soffi accarezzargli dolcemente gli arti inferiori, strana sensazione e poi la capacità di un movimento impercettibile. Pochi giorni dopo era in piedi e camminava come mai aveva fatto. C’è spiegazione per questo? Si c’è! Quando gli viene chiesto se è guarito più per fede o per scienza Don Mimmo risponde: “Grazie ad entrambe”.
Non bisogna aver paura dell’ammalato, non dobbiamo temere la nostra impotenza di fronte alla sofferenza ma partire proprio “dall’ accettazione dell’affettività”, come lui stesso afferma. Una carezza può guarire, ecco il vero segreto. E non si fa distinzione tra uomini di scienza o di fede ma tra semplici, fragili esseri umani. I malati quando pregano chiedono molto meno di quanto chiediamo noi, nessuna parola, solo carezze e sorrisi. Spesso si vorrebbe donare una parte di sé ma rinunciamo per incertezza o fragilità; ed ecco l’appello: “Nell’incontro con l’ammalato infrangiamo certi steccati, non teniamoci tutto dentro. Certi scrupoli nella vita poi, pesano. Non rinunciamo alla tenerezza!”

Quella stessa tenerezza con cui il medico deve accogliere la richiesta di aiuto del paziente. Il Prof. Boscia, straordinariamente tesse i fili del suo discorso, legandoli alla perfezione con la fede, a testimonianza di come due realtà dello stesso percorso possono e devono incontrarsi sempre.

In una sua lettera fra Arturo Paoli sottolinea la possibile relazione di tenerezza e dialogo con Dio: “Ho pensato che insistendo, bussando alla sua porta, lui aprisse, ma non l’ha fatto. La porta la apre quando vuole lui. È Dio che ci ama, Non siamo noi ad amare Dio.” La preghiera è un punto d’arrivo e sempre di ripartenza, dice Boscia, i medici sono chiamati però a sfiorare quella porta.

Un medico ha il compito di inserirsi nel tessuto fragile dell’ammalato prima che del paziente, ha il dovere di non ridurre tutto ad un rapporto “industria-prodotto” come invece la nuova Era tecnologica ci sta portando a fare, di proteggere in punta di piedi quell’ideale di croce dell’alleanza in un rapporto orizzontale (medico-paziente) e al tempo stesso verticale (Dio-uomo).

Ma cosa accade davvero nella preghiera?:

<< Il cervello “spegne” gli stimoli sensoriali che normalmente attingono informazioni dall’ambiente esterno permettendo di concentrarsi sulla propria interiorità e favorendo anche la percezione delle cose che abbiano un senso unitario in un’ottica di trascendenza e infinito. La preghiera infatti attiva la funzione parasimpatica, riduce frequenza cardiaca e pressione sanguigna, abbassa i livelli ematici di cortisolo (l’ormone dello stress) rafforzando così la risposta immunitaria >>, ci spiega il Prof. Boscia.

Allenare nel tempo la nostra preghiera, il suo appello, per far sì che non diventi una formula magica ma un patto con la nostra fragilità.

Fede e scienza non devono essere viste necessariamente differenti nel percorso che ciascun paziente deve compiere: dalle prime domande del “ perché proprio a me “ alla forza nel superare la malattia, una forza che non viene dai medici, afferma il presidente dei medici cattolici, ma dalla convinzione che ci sia qualcuno che ci protegge.

“Lo spirituale è l’amore, quel vero amore che accarezza e conforta. Esiste una terapia: quella dell’altruismo che è la vera via da ricercare” e alla domanda se esistono i miracoli, Boscia risponde senza ombra di dubbio: SI.

La medicina moderna deve seguire queste lezioni di agape, di carità, ritrovare percorsi di incoraggiamento e sguardi di misericordia verso chi soffre, affinché la cura diventi globale e preveda approccio olistico per una salute globale di corpo, mente, anima, sensibilità e spiritualità.

L’obiettivo è andare oltre la cura del corpo, promuovendo un percorso di guarigione che tenga sempre più conto della persona in tutte le sue componenti, compresa quella spirituale, queste le parole del Dott. Agostini.
E a conclusione di questo fiume delicato di parole e testimonianze, l’invito di Cristina Maremonti alla platea a non arrendersi mai, nemmeno nei momenti in cui la disperazione sembra prendere il sopravvento. Scienza e fede sono opposizione e opportunità con le quali tutto può essere realizzato.
Un dialogo, un confronto per cercare di dare risposte concrete, donare una speranza magari, una luce delicata in grado di sfiorare ed illuminare i cuori fragili di chi in quella sala consiliare, con gli occhi lucidi, ascoltava catturato queste parole e ripensava a persone care o a se stessi, nella constante lotta verso la guarigione.

Francesca Palumbo
(Centro Italiano Femminile di Bitritto)

 

 

 

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Inaugurazione del “Percorso di alta formazione all’impegno sociale, educativo, etico e sanitario”

La misericordia di Dio nell’atto terapeutico e assistenziale, è stata la linea guida della giornata inaugurale dedicata al “Percorso di alta formazione all’impegno sociale, educativo, etico e sanitario”, giunto alla VI Edizione. La conversazione che ha avuto luogo presso l’Auditorium “V. Vailati di Manfredonia, s’inserisce nel contesto dell’ampio programma dell’evento formativo della Pastorale Sanitaria. Ad organizzarlo l’Arcidiocesi Manfredonia, Vieste, San, Giovanni Rotondo, Ufficio per la Pastorale della Salute, con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana, dal Ministero della Salute e da numerosi enti.
L’argomento dell’evento formativo che ha come riflessione: “Una nuova filosofia della cura per un nuovo umanesimo” ed è stato promosso in collaborazione con l’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza”, in qualità di Provider per l’accreditamento ECM, che consente ai partecipanti di ottenere 50 crediti formativi di Educazione continua in Medicina che si conclude con il rilascio di un attestato di formazione.
A presenziare l’evento, S. E. Mons. Michele Castoro, arcivescovo dell’Arcidiocesi Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo, nonché presidente dell’IRCCS, CSS. Ospiti d’eccezione: il dott. Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia, il prof. Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani). Non ultimi, il dott. Domenico Crupi, direttore generale di Casa Sollievo della Sofferenza, il dott. Vito Piazzolla, direttore generale Asl Fg., don Carmine Arice, direttore Ufficio nazionale per la pastorale della salute della CEI e componente della Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa, il dott. Paolo Balzamo, responsabile scientifico dell’evento e la dott.ssa Annamaria Salvemini, moderatrice.
Nutrito, quanto qualificatissimo e attento l’uditorio intervenuto, tra i quali abbiamo notato: il consigliere regionale avv. Paolo Campo, il dott. Giuseppe Grasso, presidente AMCI di Manfredonia, la dott.ssa Lucia Miglionico, responsabile del reparto di oncologia infantile di Casa Sollievo della Sofferenza, il dott. Renato Sammarco, consigliere dell’Ordine dei Medici della Provincia di Foggia, numerosi medici e operatori nel settore sanitario, tra cui Michele Vairo, presidente dell’ANT e un foltissimo pubblico.
La dott.ssa Salvemini, dopo aver dato lettura dell’indirizzo di saluto da parte del sindaco Angelo Riccardi e della dott.ssa Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, giustificandone l’assenza per impegni istituzionali, ha ceduto la parola a S. E. Mons. Castoro il quale, nel rendere grazie a Dio per l’opera meritoria di quanti, operatori sanitari e volontari fanno per chi soffre, ha sottolineato che gli esseri umani necessitano di una cosa in più: l’opera di Misericordia corporale di S. Pio; perché è tanto importante curare la malattia, ma ancor più importante è prendersi cura del malato. Dopo i saluti istituzionali delle autorità presenti, la Lectio Magistralis affidata a don Carmine Arice che ha parlato della “Misericordia di Dio nell’atto terapeutico e assistenziale”.
Nelle considerazioni introduttive, l’oratore parla dell’atto terapeutico proporzionato e corretto quando la dimensione sacerdotale interagisce con “la cura e la guarigione mediante l’opera sacerdotale, sanitaria, spirituale e sociale di tutta l’organizzazione ospedaliera” (S. Pio 1966). “Educati dal Vangelo della Misericordia alla pienezza della vita – sostiene don Carmine – significa seguire l’invito di papa Francesco a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre… perché la Chiesa renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti. La sofferenza e la malattia aggrediscono l’uomo come i briganti, nella parabola del buon samaritano. Il dolore isola. Colui che soffre fortemente vede dalla sua condizione, con terribile freddezza, le cose al di fuori. Visitare il malato significa, allora, offrire con discrezione, amore e competenza, una vicinanza, per attraversare insieme il guado della malattia”.
Attraverso queste brevi considerazioni stralciate dalla dotta relazione di don Carmine, si evince che l’efficacia della relazione pastorale rapportata all’aiuto al malato è direttamente proporzionato alle qualità umane e spirituali di chi la esercita. Pertanto, l’operatore pastorale non porta qualcosa, ma testimonia. Al termine, la sig.ra Angela Quitadamo, nota artista della ceramica, ha offerto agli ospiti delle proprie creazioni.
Matteo di Sabato

 

Progetto “ANANIA” accompagnare l’uomo che soffre

percorso di formazione al DIALOGO e RELAZIONE di AIUTO

PROGRAMMA

  • 2 marzo 2016 “Lectio magistralis”: Accompagnare l’uomo che soffre 
  • 16 marzo I volti dell’umanizzazione, dalla normativa alla prassi 
  • 30 marzo L’uomo: un equilibrio tra bisogni e valori, in salute ed in malattia 
  • 13 aprile L’uomo non vuole solo vivere bene, vuole vivere “per un senso” 
  • 20 aprile Tra senso della vita e ambiguità di fronte alla morte: “per favore, non fatemi soffrire più...” 
  • 11 maggio Il balsamo della Misericordia

RELATORI:
ARNOLFO Mons. Marco (Arcivescovo di Vercelli), AUFIERO Don Armando (Sacerdote, responsabile del Centro Psicopedagogico-etico-spirituale dei Silenziosi Operai della Croce, teologo moralista e esperto in Pastorale della Salute, formatore del Centro Volontari della Sofferenza), BALZARETTI Dr. Franco (Medico), BRACCHI Don Massimo (Sacerdote, moralista), BRUNETTI Mons. Marco (Vescovo, esperto in Pastorale della Salute), CAPUANO Don Bruno (Sacerdote, teologo pastoralista ,esperto in Pastorale della Salute, Direttore Pastorale della Salute Arcidiocesi di Vercelli), CROCE Dr. Pier Mario (Medico), FOSSALE Dr. Pier Giorgio (Medico), GRIGOLON Dr. Marzio (Medico), MONFORMOSO Dr. Paolo Giovanni (Psico-Educatore, esperto in Relazione di Aiuto), NEATO Sr. Maria Teresa (Consacrata, insegnante), ZELLA Dr. Giulio (Infermiere)

DESTINATARI
Il Corso è rivolto a operatori socio-sanitari, educatori, insegnanti, volontari, professionisti della salute o della Pastorale della Salute che intendano, per migliorare la propria competenza relazionale, acquisire competenze nell’ambito del Dialogo e Relazione di Aiuto, religiosi. Persone interessate agli argomenti.

COMITATO ORGANIZZATIVO E TECNICO-SCIENTIFICO: CONSULTA PER LA PASTORALE DELLA SALUTE DELL’ARCIDIOCESI DI VERCELLI

SEDE: VERCELLI, Aula Magna Ospedale S. Andrea

Il corso è accreditato ai fini della Educazione Continua in Medicina (E.C.M.)

CONTRIBUTO DI ISCRIZIONE: € 10 per tutti; € 20 per gli aventi diritto ECM

PER INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI, CONTATTARE:
Curia di Vercelli, Pastorale della Salute: mercoledì, ore 10-12
Don Bruno Capuano (Direttore) 347.1310000
Don Massimo Bracchi (Segretario) 0161.254711

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