21Aprile2018

Messaggio Pasquale del card. Edoardo Menichelli

Questo numero di Orizzonte Medico uscirà a cavallo tra marzo e aprile e nel preparare questo piccolo pezzo a carattere spirituale  terrò presente sia  il periodo quaresimale sia la solennità della Pasqua.

La quaresima è tempo di penitenza di conversione,  una sorta di predisposizione spirituale ad accogliere il mistero pasquale.

La Chiesa con la quaresima ci educa a saper accogliere la promessa di Dio, così come fu educato  il popolo ebreo, liberato dal faraone, a guardare con speranza e fiducia alla Terra Promessa.

Come per quel popolo, c’è una necessità anche per noi di essere fedeli alle promesse di Dio. La fedeltà consiste proprio nello sperare con certezza in ciò che Dio promette e che si traduce nel prepararsi spiritualmente per essere degni di quella promessa.

 

La quaresima è tempo favorevole per rendere la vita adatta ad accogliere il dono di Dio.

Il Santo Padre Francesco ha indetto per il 23f febbraio  una Giornata di penitenza e di preghiera, per ritrovare la pace  e perché la pace sia il dono prezioso meritato dall’umanità.

Mi piace pensare che ognuno di noi voglia farsi collaboratore dell’opera di misericordia di Dio, pregando e orientando il cuore e la mente verso di Lui.

Siamo troppo abituati ad una quaresima quasi legalista.  Occorre, come dice la Parola di Dio “lacerarsi il cuore e non le vesti”  facendo opere di giustizia e di misericordia.

***

Della Pasqua come buoni cristiani preparati, sappiamo che essa è memoria viva della morte e resurrezione del Signore Gesù.

Non so però, se come veri discepoli di Gesù della Pasqua conosciamo e viviamo il mistero profondo.

La Pasqua in realtà è Gesù stesso e si capirà la Pasqua se si capirà Cristo, il Suo morire per i peccatori, il Suo abbattere il muro che ci separa dalla santità di Dio, il Suo amore di obbedienza verso il Padre e verso di noi peccatori.

Morire per amore: questo è il Gesù della Croce Pasquale.

Dare gloria all’umanità, questo è il Suo risorgere per noi e consentirle di ritornare nella casa del Padre.

Tutta l’umanità è dentro questo conflitto, morire per amore e risorgere per dare gloria.

Morire è il dono di sé per gli altri;  ma come ogni dono è profondamente impegnativo.

Solo in questa  dimensione del dono totale di sé, c’è la radice dell’essere nuovi, riappacificati con Dio e costruttori di una vera fraternità.

Il duello pasquale non ha solo questa dimensione vissuta da Cristo ma ne riveste un’altra, che è  dentro la storia dell’umano. Il duello tra la morte e la vita.  La morte come porta della vita.  La morte come riconsegna di noi stessi a Colui che ci ha donato la vita.

Ho fatto questo accenno perché nella professione del medico c’è anche la vocazione ad educare il malato alla sapienza del morire e alla sapienza dell’eternità

 

Auguro a me e a tutti questa capacità spirituale del convertirsi a Dio e dell’attendere la Sua gloria.

 

                                                              Card. Edoardo Menichelli

                                                             Assistente Nazionale AMCI

 

 

LUCIA MIGLIONICO : PAPA FRANCESCO IN VISITA A SAN GIOVANNI ROTONDO

 Papa Francesco a San Giovanni Rotondo

Il 17 marzo 2018 è un giorno che resterà nella storia di San Giovanni Rotondo e della Casa Sollievo della Sofferenza. La visita di Papa Francesco ai luoghi di Padre Pio e alla “Creatura della Provvidenza”, come egli amava definire l’Ospedale, scuote ancora gli animi e suscita emozioni intense in quanti hanno potuto assistervi o, nel mondo intero, seguire via web.

 

Annunciata prima di Natale, la visita è stata attesa con ansia: Papa Francesco veniva per venerare il Santo dei nostri giorni, il Santo di tutti e, in conformità al suo modo speciale di essere Padre e Pastore, a visitare “gli ultimi, i più poveri”: i bambini ricoverati nel reparto di Oncoematologia Pediatrica e le loro famiglie.

 

«Il Santo Padre è stato di parola e non c’erano dubbi», afferma Mons. Michele Castoro arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e Presidente dell’Opera di San Pio. « Il 6 febbraio 2016, durante la traslazione delle spoglie del santo a Roma in occasione del Giubileo come testimone della misericordia, disse ai molti fedeli di San Giovanni Rotondo accorsi per l’occasione “chiunque venga nella vostra bella terra, e io ho voglia di andarci, possa trovare anche in voi un riflesso della luce del cielo”»

 

E così, in un anno tutto speciale nel quale ricorrono due importanti anniversari (100 anni fa la comparsa delle stimmate permanenti davanti al Crocifisso in cui San Pio ebbe la visione del Cristo in croce; 50 anni fa la sua morte), Papa Francesco arriva pellegrino sulla terra garganica.

 

E’ stata breve la visita se pensiamo al krónos: solo poche ore. Ma riferita al vero aspetto del tempo, il kairós, tutto è stato  un eterno susseguirsi di emozioni: dal suo arrivo in elicottero in un cielo che si è aperto al sole dopo giorni di pioggia, al giro in papamobile per le vie della città con la gente del Gargano, “terra bella ma difficile”, che si è assiepata oltre le transenne lungo le strade per acclamarlo e gridare il “le vogliamo un gran bene!”,  fino all’abbraccio con il santo di Pietrelcina, il saluto ai frati cappuccini e la celebrazione della Santa Messa a conclusione della mattinata.

 

Il momento più toccante della giornata è stato sicuramente quello riguardante la visita in Ospedale. Salito al terzo piano del Poliambulatorio “Giovanni Paolo II”, struttura annessa alla Casa Sollievo della Sofferenza che ospita il reparto di Pediatria Generale e di Pediatria Oncoematologica,

 

Papa Francesco è rimasto per oltre 40 minuti insieme ai bambini ricoverati e ai loro genitori. In ogni stanza, ad ogni bimbo, ad ogni mamma e papà presente, egli ha elargito carezze, dispensato abbracci, regalato sorrisi.  Non si è sottratto ai selfie richiesti dai bambini, agli abbracci spontanei dei più piccoli.

 

Si è fermato a parlare con i genitori informandosi sulla loro salute, attardandosi a scrivere messaggi con dediche personali, a raccogliere le letterine scritte dai piccoli malati. Uno dei ragazzi gli ha chiesto: “Santità voi come state? Un giorno voglio venire a Roma.” e Papa Francesco: “Ti aspetto, organizza con i dottori, me lo fai sapere, così ti faccio entrare”.

 

Alcuni momenti della visita venivano trasmessi in diretta dalla televisione presente mentre sui social già volavano le foto di quegli attimi così intensi.

 

Così i cuori di tutti hanno tremato quando le immagini di un giovanissimo paziente, crollato per l’emozione in ginocchio davanti al Papa, hanno rimandato al mondo quell’abbraccio dolce e struggente di due vite che diventavano una: il Figlio che si affida totalmente e il Padre che accoglie, sostiene, consola. E quando, tra le lacrime, io stessa ho cercato di trattenere il ragazzo mentre asciugava le sue con la mantellina bianca, il Santo Padre mi ha detto “Lascialo fare, porto con me il suo dolore!”

 

Posso serenamente affermare di aver vissuto l’esperienza come un giro-visita speciale, durante il quale sono state raccolte storie per donare speranza. Dopo la visita nelle ultime tre camere della terapia intensiva, che ospitavano i bambini più impegnati, Papa Francesco ha voluto salutare tutto l’organico del Reparto, riservando a ciascuno un sorriso, un abbraccio, una fraterna stretta di mano.

 

Si è intrattenuto con i dott. Pasticcio e Marrangio, dispensatori di sorrisi, con gli insegnanti della scuola paritaria presente in reparto, con i volontari … Ha ringraziato per l’impegno costante e quotidiano tutto il personale sanitario attento ai bisogni della persona, nell’ottica di quella assistenza globale che vede il piccolo malato e la sua famiglia al centro delle cure.

 

Poi, le parole pronunciate durante l’omelia hanno voluto sottolineare le 3 eredità preziose di san Pio : i gruppi di preghiera, gli ammalati della Casa Sollievo, il confessionale, di cui il santo cappuccino è stato «un apostolo». «Tre segni visibili» traducibili nella vita quotidiana, con la preghiera, la piccolezza e la sapienza di vita.

 

Papa Francesco comincia proprio dalla preghiera. «Possiamo chiederci: noi cristiani preghiamo abbastanza? Spesso, al momento di pregare, vengono in mente tante scuse, tante cose urgenti da fare. A volte, poi, si mette da parte la preghiera perché presi da un attivismo che diventa inconcludente. E allora ci domandiamo: le nostre preghiere assomigliano a quella di Gesù o si riducono a saltuarie chiamate di emergenza? Oppure le intendiamo come dei tranquillanti da assumere a dosi regolari, per avere un po' di sollievo dallo stress? No - risponde il Papa -, la preghiera è un gesto di amore, è stare con Dio e portargli la vita del mondo». In sostanza, citando padre Pio «è la preghiera, questa forza unita di tutte le anime buone, che muove il mondo, che rinnova le coscienze».

 

La piccolezza è la seconda parola. E potremmo riconoscere in essa la nostra Missione di operatori sanitari.  «Nel Vangelo, dice il Papa, Gesù loda il Padre perché ha rivelato i misteri del suo Regno ai piccoli. Chi sono questi piccoli, che sanno accogliere i segreti di Dio? I piccoli sono quelli che hanno bisogno dei grandi, che non sono autosufficienti, che non pensano di bastare a sé stessi. Piccoli sono quelli che hanno il cuore umile e aperto, povero e bisognoso, che avvertono la necessità di pregare, di affidarsi e di lasciarsi accompagnare… quando si è pieni di sé, non c’è posto per Dio. Perciò Egli predilige i piccoli, si rivela a loro, e la via per incontrarlo è quella di abbassarsi, di rimpicciolirsi dentro, di riconoscersi bisognosi. E ora possiamo chiederci: sappiamo cercare Dio là dove si trova? Qui c’è uno speciale santuario dove è presente, perché vi si trovano tanti piccoli da Lui prediletti. San Pio lo chiamò «tempio di preghiera e di scienza», dove tutti sono chiamati a essere «riserve di amore» per gli altri: è la Casa Sollievo della Sofferenza. Nell’ammalato si trova Gesù, e nella cura amorevole di chi si china sulle ferite del prossimo c’è la via per incontrare Gesù. Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto, che, al contrario, predilige i potenti e reputa inutili i poveri.

 

Chi preferisce i piccoli proclama una profezia di vita contro i profeti di morte di ogni tempo, anche di oggi, che scartano la gente, scartano i bambini, gli anziani, perché non servono. Da bambino, alla scuola, ci insegnavano la storia degli spartani. A me sempre ha colpito quello che ci diceva la maestra, che quando nasceva un bambino o una bambina con malformazioni, lo portavano sulla cima del monte e lo buttavano giù, perché non ci fossero questi piccoli. Noi bambini dicevamo: “Ma quanta crudeltà!”. Fratelli e sorelle, noi facciamo lo stesso, con più crudeltà, con più scienza. Quello che non serve, quello che non produce va scartato. Questa è la cultura dello scarto, i piccoli non sono voluti oggi. E per questo Gesù è lasciato da parte».

 

Infine la terza parola, la sapienza. “Nella prima Lettura Dio dice: «Non si vanti il sapiente della sua sapienza, non si vanti il forte della sua forza» (Ger 9,22). La vera sapienza non risiede nell’avere grandi doti e la vera forza non sta nella potenza. Non è sapiente chi si mostra forte e non è forte chi risponde al male col male. L’unica arma sapiente e invincibile è la carità animata dalla fede, perché ha il potere di disarmare le forze del male. San Pio ha combattuto il male per tutta la vita e l’ha combattuto sapientemente, come il Signore: con l’umiltà, con l’obbedienza, con la croce, offrendo il dolore per amore. E tutti ne sono ammirati; ma pochi fanno lo stesso. Tanti parlano bene, ma quanti imitano? Molti sono disposti a mettere un “mi piace” sulla pagina dei grandi santi, ma chi fa come loro? Perché la vita cristiana non è un “mi piace”, è un “mi dono”. La vita profuma quando è offerta in dono; diventa insipida quando è tenuta per sé”.

 

Alla fine della celebrazione Mons. Castoro nel suo saluto sottolinea: «In questi anni Santità, Lei ci sta facendo vivere una nuova stagione ecclesiale, una nuova primavera dello Spirito, ha riaperto le finestre del nostro cuore per far entrare aria nuova, ha riaperto soprattutto alcune pagine del Vangelo, per farci risentire la freschezza della tenerezza di Dio e la carezza della sua misericordia». «Grazie per essersi fatto pellegrino a San Giovanni Rotondo. La sua presenza ci conferma nella fede, ci sprona alla carità, ravviva in noi la speranza di un futuro migliore!». «Grazie perché sta manifestando la sua amorevole paternità verso i giovani, qui ben rappresentati. Li ha voluti al centro dell’attenzione della Chiesa in occasione del prossimo Sinodo dei vescovi, perché li porta nel cuore». «Grazie perché, ancora una volta, si è chinato sulle ferite di chi soffre, soprattutto dei nostri bambini ammalati e delle loro famiglie in continuità con la sua enciclica dei gesti che ogni giorno ci presenta la Chiesa come la «locanda del buon samaritano» . «Grazie per la premura e l’affetto che ha voluto manifestare verso la mia persona, in special modo in questo periodo segnato dalla fragilità della malattia. La comunione con la sua persona, Santo Padre, mi fa avvertire ancora di più la Chiesa come una famiglia, come una casa per il sollievo della sofferenza».

 

Grazie Papa Francesco!

 

Grazie per l’immenso dono che, con la Sua visita, ha fatto alla nostra Chiesa

 

che è in Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

 

Grazie da tutti noi operatori della Casa Sollievo della Sofferenza al servizio dei sofferenti.

 

Grazie da tutti gli ammalati che vivono nella carne il venerdì santo in attesa

 

della Pasqua eterna di Resurrezione!

 

 

 

Lucia Miglionico

 

Presidente AMCI Regione Puglia

 

 

GLI AUGURI DELL'AMCI A PAPA FRANCESCO PER I 5 ANNI DI PONTIFICATO

 

I cinque anni di pontificato di Papa Francesco. ed il grazie dei Medici Cattolici Italiani

 E in questa felice ricorrenza non possiamo fare a meno di ricordare l'incontro della nostra Associazione con Papa Francesco il 15 novembre 2014 in occasione nel  70° anniversario di fondazione.

Nell'occasione, oltre all'abbraccio caloroso e fraterno con tutta la nostra associazione il Papa ci regalò anche un bellissimo discorso in cui tra l'altro denunciava la "falsa compassione" di favorire l'aborto,di procurare l'eutanasia, di "produrre" un figlio o usare la vita umana come cavia di laboratorio.  

E in cui sottolineò con molta chiarezza che : "Ogni esistenza è sempre sacra e la fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che possono giungere all'obiezione di coscienza."

Un discorso profetico e che non lascia dubbi interpretativi, soprattutto in considerazione alle recenti discussioni e controversie, emerse dal dibattito sulla legge del Biotestamento.

 L'AMCI è quindi lieta di unirsi a tutta la Chiesa per augurare al nostro carissimo ed amatissimo Pontefice :

Ad multos annos, carissimo Papa Francesco !

 

Il Presidente Filippo Maria Boscia  con tutti i medici cattolici italiani

XXV° CONGRESSO FIAMC

25th FIAMC CONGRESS

SANCTITY OF LIFE AND THE MEDICAL PROFESSION FROM

HUMANAE VITAE TO LAUDATO SI

 

May 30 – June 2, 2018

Westin Hotel

Zagreb, Croatia

 

 "...we hold those physicians and medical personnel in the highest esteem who, in the exercise of their profession, value above every human interest the superior demands of their Christian vocation.  Let them persevere, therefore, in promoting on every occasion the discovery of solutions inspired by faith and right reason..."

Pope Paul VI, Humanae Vitae 

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