Franco Balzaretti Riflessioni dagli incontri “Amci e Spiritualità” di Torino su Bioetica News

Fratelli Tutti

Nella prima serata organizzata dall’Amci di Torino incentrata sull’enciclica Fratelli tutti la relazione principale è stata affidata a padre Luciano Manicardi, priore della Comunità di Bose, di cui ricordo ancora anche la bellissima relazione ai Medici Cattolici del Piemonte “Stare accanto al sofferente”, organizzata da Bruno D’Angeli il 20 ottobre 2018 a Bose, e in cui ci aveva parlato, in particolare, di vulnerabilità, come indicatore dell’umano, dignità umana, cura e resilienza, tema quest’ultimo chein questi tempi di pandemia, ricorre molto spesso e con drammatica attualità.

Ed ora tre brevi considerazioni riguardo all’Enciclica Fratelli tutti:

 Assisi

Chi va ad Assisi incontra san Francesco e con lui la vera fraternità. E Papa Bergolio proprio per questo ha scelto il nome di Francesco, in quanto ha voluto fondare il suo pontificato su pace, rispetto del creato e fraternità ed ha infine firmato ufficialmente il 3 ottobre scorso la sua ultima enciclica Fratelli tutti proprio ad Assisi.

 Come ha sottolineato padre Enzo Fortunato:

Eravamo abituati alle foto di rito in cui il Papa siglava l’Enciclica su un tavolo di legno con accanto il cerimoniale della Santa Sede. Questa volta ci siamo trovati con il Papa che guarda san Francesco e firma la sua terza Enciclica su un “tavolo di roccia”, facendo diventare Assisi “altare e cattedra di pace”, come la definì Giovanni Paolo II

Anche noi, Medici Cattolici, abbiamo incontrato San Francesco, proprio pochi giorni dopo. Ed infatti ci siamo ritrovati ad Assisi dal 15 al 18 ottobre, in occasione del Ritiro spirituale nazionale, guidato dal nostro Assistente nazionale Cardinale Edoardo Menichelli. E, nell’occasione, abbiamo avuto anche la possibilità di pregare davanti a Carlo Acutis, esposto alla venerazione dei fedeli, e che era stato proclamato Beato dalla Chiesa, sempre ad Assisi il 10 ottobre e quindi solo pochi giorni prima del nostro Ritiro.

Chiara Lubich

Ricordo poi che ricorre il centenario della nascita di Chiara Lubich; lo ha anche ricordato la Rai con il recente film biografico, in cui si sottolineavano alcuni aspetti significativi del suo carisma. Un carisma che si fonda proprio sulla fraternità universale!

Per cui ci sono, evidentemente, degli stretti legami tra  l’Encilica Fratelli Tutti e  Chiara Lubich; basti pensare a tutto quello che Lei ha scritto, che ha vissuto, alla sua passione per l’unità del mondo e della famiglia umana. E l’Enciclica rappresenta quindi anche un vero e proprio manifesto di un nuovo umanesimo: lo stesso umanesimo di Chiara.

Ed oltretutto voglio ricordare che avevo conosciuto Chiara Lubich diversi anni fa, proprio a Torino, in un meeting del Movimento dei Focolari, invitato dall’amico Fabrizio Fracchia.

Il Samaritano

«E si presa cura di lui!» È una straordinaria frase del Vangelo, che ricorre spesso nei nostri Convegni; una frase che ci scuote dal torpore del qualunquismo e dell’indifferenza ed interpella le nostre coscienze. Ed anche Fratelli tutti ci richiama alle nostre responsabilità, individuali e collettive di medici (ma anche di cattolici), di fronte alle nuove sfide di questi nostri tempi tormentati e segnati dalla sofferenza, che si affacciano sulla scena internazionale. Anche se il solo proclamarci fratelli e fare dell’amicizia sociale il nostro abito, certamente non basta. Perché, come afferma Papa Francesco

Siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli delle nostre società sviluppate. Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finché queste non ci toccano direttamente (FT, 64).

Anche perché l’impatto della fraternità è spesso dirompente; ed impone una costante attenzione alle esigenze del prossimo, di ogni prossimo: sia esso persona, popolo o comunità. Ce lo dice chiaramente questa enciclica, che ruota intorno all’amore fraterno ed universale, al di là di ogni appartenenza, anche identitaria (FT, 81).

E l’immagine del Buon Samaritano per noi è un monito, ma anche un modello di vita, richiamandoci ad un concreto aiuto a chi soffre e a chi è bisognoso. E noi medici non dobbiamo neppure fare molta fatica per incontrare il nostro prossimo, è sempre con noi, nel volto dei nostri ammalati e dei tanti sofferenti che incontriamo ogni giorno.

Ed infine non possiamo dimenticare la conclusione di Gesù, che è anche una richiesta esplicita a tutti noi medici, operatori sanitari, uomini e donne di buona volontà: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso» (Lc 10,37), che ci richiama a mettere da parte ogni diversità e, davanti alla sofferenza, a farci vicini di chiunque si trovi in difficoltà.

E dunque, io non dico più che ho dei “prossimi” da aiutare, ma che mi sento chiamato a diventare io stesso prossimo dei nostri fratelli più piccoli e di chiunque abbia bisogno!

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Samaritanus Bonus

Dopo la serata del 12 gennaio in cui il priore di Bose Luciano Manicardi aveva magistralmente illustrato e commentato l’Enciclica Fratelli Tutti, nel nostro secondo incontro del 23 febbraio  abbiamo approfondito un altro importante documento del Magistero: la Lettera Samaritanus Bonus, sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. La lettera era stata pubblicata il 22 settembre del 2020 a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede, per fornire alla comunità cristiana ‒ e a tutto il mondo della sanità ‒ alcune indicazioni precise proprio sul tema del fine vita.

Come avevamo già visto, nel precedente incontro del Corso, nell’ultima Enciclica Fratelli tutti il Papa fa ampio riferimento alla parabola del Buon Samaritano, così come, ovviamente, nella Lettera Samaritanus Bonus. Per cui ci domandiamo: cosa  possiamo trarre dal raffronto tra questi due testi? Possiamo sicuramente affermare che i due testi, oltre al comune fondamento antropologico e teologico, sono complementari, perché applicano la stessa icona evangelica del Buon Samaritano, anche a due situazioni ben diverse, eppure assai connesse tra di loro, essendo ambedue essenziali per la vita, e la dignità dell’uomo, soprattutto nel nostro Paese e nella nostra civiltà.

Samaritanus Bonus identifica il Buon Samaritano con Cristo stesso, medico delle anime dei corpi, e che accoglie la domanda di salute trasformandola in domanda di salvezza eterna. Da qui la necessità di prendersi cura del nostro prossimo: delle sue ferite e del suo dolore.  Anche perché, come sottolinea la Lettera:

La gestione organizzativa e l’elevata articolazione e complessità dei sistemi sanitari contemporanei possono ridurre la relazione di fiducia tra medico e paziente ad un rapporto meramente tecnico e contrattuale, un rischio che incombe soprattutto nei Paesi dove si stanno approvando leggi che legittimano forme di suicidio assistito ed eutanasia volontaria dei malati più vulnerabili.

Lo straordinario sviluppo delle tecnologie biomediche ha accresciuto, in modo esponenziale, le capacità cliniche della medicina nella diagnostica, nella terapia e nella cura dei pazienti. E la Chiesa (e con essa, ovviamente, anche noi Medici Cattolici), guarda sempre con speranza alla ricerca scientifica e tecnologica, e vede in esse una favorevole opportunità di servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano1. Tuttavia, questi stessi progressi della tecnologia medica, seppur assai preziosi, non sono di per sé determinanti per qualificare il senso proprio ed il valore della vita umana. E infatti, ogni progresso nelle abilità degli operatori sanitari richiede una crescente e sapiente capacità di discernimento morale2, per evitare un utilizzo sproporzionato e disumanizzante delle tecnologie, soprattutto nelle fasi critiche o terminali della vita umana.

Concludendo, possiamo quindi affermare che la Lettera Samaritanus Bonus ci offre sicuramente un chiarimento morale ed un indirizzo pratico, nella convinzione che occorre «una unità di dottrina e prassi». Non si limita quindi a ribadire il messaggio del Vangelo, già di per sé molto significativo e paradigmatico, o ricordare alcuni importanti insegnamenti del Magistero, ma si preoccupa soprattutto di mettere a nostra disposizione alcuni orientamenti pastorali, precisi e concreti, nell’etica del prendersi cura; più precisamente del prendersi cura di tutta la vita e della vita di tutti.

Questi sono degli orientamenti ai quali noi medici dovremo fare sempre riferimento, nella nostra pratica quotidiana ed in modo particolare nel nostro approccio al malato grave e terminale. Questa Lettera si propone di illuminare i pastori e i fedeli, ma anche noi medici, nelle nostre preoccupazioni e dubbi, circa l’assistenza medica, spirituale e pastorale dovuta ai malati nelle fasi critiche e terminali della vita. Il che spiega perché Samaritanus Bonus non rappresenta solo uno strumento di riflessione o un riferimento etico-morale, ma un dono provvidenziale per tutti noi.

Nella Nuova Carta degli Operatori Sanitari del 2016 si afferma che «servire la vita significa, per l’operatore sanitario, rispettarla ed assisterla fino al compimento naturale». E nella stessa poi si sottolinea anche che: "Al malato, nella fase terminale della sua malattia vanno somministrate tutte le cure, che gli consentano di alleviare la penosità del processo del morire. Queste corrispondono alle cosiddette cure palliative, che con una risposta assistenziale ai bisogni fisici, psicologici, spirituali tendono a realizzare una “presenza amorevole, attorno al morente e ai suoi familiari”.

Per cui deve essere proprio questa la vera risposta – cristiana, ma anche umana –- al dolore, alla sofferenza e alla morte, comunque essa si manifesti e segni la vita umana, anche perché questa rappresenta poi anche un inconfondibile indicatore dell’umanesimo della nostra cultura e del livello di civiltà che essa ispira.

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 Note

 1 PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI,  Nuova carta degli Operatori sanitari, LEV, Città del Vaticano 2016, n. 6

 2 BENEDETTO XVI, Lett. Enc. Spe salvi (30 novembre 2007), n. 22: AAS 99 (2007), 1004: «Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore (cfr. Ef 3, 16; 2 Cor 4, 16), allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l’uomo e per il mondo» 


BIOETICA NEWS : Intervista al dr Franco Balzaretti

vedi anche al link : https://www.bioeticanews.it/robotica-e-tradizione-nella-pratica-chirurgica-intervista-a-franco-balzaretti/


D. Ha partecipato recentemente al Convegno internazionale di Bioetica, che si è tenuto di recente a Malta, in video-conferenza, «Bioetica e i cinque sensi», organizzato dal Dipartimento di Teologia Morale della Facoltà di Teologia dell’Università di Malta, diretto dal prof. Ray Zammit, con la consulenza scientifica italiana del filosofo e bioeticista Prof. Pietro Grassi. Sono state trattate ed approfondite, nel corso delle quattro giornate, tematiche legate alla pratica clinica nelle diverse fasi della vita approfondendo aspetti diversi in una dimensione pluridisciplinare. Che cosa Le ha lasciato questo Convegno?

R. L’ampia riflessione a 360° sui cinque sensi di questo interessantissimo Convegno Internazionale ci aiuta,  non solo a  ricordare il passato e a  tracciare delle nuove vie per il futuro, ma soprattutto a comprendere maggiormente l’importanza dei cinque sensi nella nostra vita di tutti i giorni e nella nostra professione di medici.

E questo risulta ancor più importante per noi chirurghi, dal momento  che siamo sempre più affascinati, ed addirittura dominati, dalle nuove tecnologie e dalla chirurgia robotica. Nella nostra pratica quotidiana è infatti possibile ricercare la sorgente della nostra tradizione e del nostro passato, un passato non nostalgico, ma vivo, illuminante e, per molti aspetti, imprescindibile, proprio perchè capace di riscaldare il nostro cuore e spingerci a non arrenderci dinanzi alle nuove sfide della medicina e della bioetica, in una società che sembra di poter (o meglio voler) prescindere, sempre più, dai cinque sensi e dalle relazioni umane.

Diventa interessante, a tal proposito, sviluppare una pratica terapeutica che, a partire dalle suggestioni dei cinque sensi, sia capace di farci riacquistare quei rapporti umani e relazionali che credevamo d’aver perduto per sempre, e che comunque sono sempre più indispensabili, per dare un giusto equilibrio alla medicina (…e chirurgia) moderna, che non potrà mai essere affidata solo ai freddi calcoli ed indicazioni delle intelligenze artificiali ed ai bracci robotici.

D. E proprio su chirurgia robotica ha esposto la Sua relazione, nella prima sessione, intitolata «Presupposto dell’esistenza: i sensi come mediazione del mondo». Dinanzi all’uso di avanzati strumenti tecnologici, rispetto al passato come è cambiata la figura e il ruolo del medico chirurgo?

R. La medicina si è basata per molti secoli su conoscenza, percezione, intuito e sensibilità; e da qui anche la necessità  di tutti i medici e chirurghi di affidarsi ai cinque sensi, di cui la natura ha dotato l’essere umano. Ma, evidentemente, la natura non bastava, e neppure l’istinto; ed allora l’uomo si è affidato, sempre più, al progresso scientifico e tecnologico.

E quindi, oggigiorno, i cinque sensi sembrano relegati al mesto ruolo di supporto ai potentissimi mezzi tecnologico-informatici, esageratamente sofisticati ed ipertecnologici. Ed ecco che la medicina moderna pensa (o meglio si illude) di poter fare a meno delle mani del medico e del chirurgo e dei cinque sensi, sostituendoli con sofisticati strumenti tecnologici, informatici e robotici, che offrono, senza dubbio, nuove e maggiori possibilità diagnostico/terapeutiche, impensabili solo fino a pochi anni fa.

Oggi c’è un ricorso sempre più diffuso ‒ oserei dire esasperato ‒ alle nuove tecnologie, con il rischio intrinseco di un freddo distacco, che riduce sempre più  il “contatto fisico” con i pazienti. Un contatto, che si è ancor più ridotto a causa del Covid. Ed oggi la chirurgia, ricorre maggiormente alle tecnologie più moderne e, di recente, addirittura alla robotica ed alle intelligenze artificiali, sempre più determinanti… e, per molti versi, addirittura egemoniche.

È ormai chiaro a tutti che, per alcune discipline della Chirurgia, ci sono stati straordinari progressi, che consentono al chirurgo mano fermissima (e addirittura ruotabile a 360 gradi), e vista perfetta attraverso ai monitor ad altissima definizione 3D. Ed infatti la chirurgia robotica consente dei nuovi e rivoluzionari interventi, inimmaginabili fino solo a pochi decenni fa. 

D. Quali sono le problematiche emergenti?

R. E se durante l’intervento qualcosa va storto? Se il paziente subisce un danno per un malfunzionamento del robot? Chi è il responsabile? Oggi non esistono risposte esaustive a queste domande e ci troviamo, quindi, di fronte ad una questione etica (ma anche legale) molto importante.

Il robot offre evidenti vantaggi, soprattutto per il chirurgo; ma presenta anche notevoli vantaggi per il paziente e la società. E tuttavia la chirurgia robotica presenta anche alcuni rischi e svantaggi, ad es.  il chirurgo perde la sensazione tattile e la percezione della tensione, col rischio di causare lesioni ad organi e tessuti. Manca poi anche l’olfatto: molto importante perché, nella chirurgia tradizionale, aiuta il chirurgo a capire meglio alcune situazioni particolari (microperforazioni intestinali, necrosi, infezioni etc.). Oltretutto la Chirurgia Robotica può essere eseguita anche a notevole distanza: telechirurgia. Ma l’applicazione della chirurgia robotica (e soprattutto della telechirurgia) deve sempre presupporre diverse attenzioni tecnico-scientifiche, ma anche etico-morali.

Proprio per questo credo che, per il futuro, si dovrà pensare ad un nuovo ed ampio progetto educativo e formativo. Sì, perché quello che si deve assolutamente evitare, con la Chirurgia Robotica, è la sostituzione del robot al rapporto umano e al contatto fisico, che è imprescindibile in ogni relazione umana; e in modo particolare nel rapporto medico/paziente. E questo perché la “care” solo artificiale di una macchina porta alla disumanizzazione della cura e ad un’oggettivazione del paziente.

D. Di che cosa c’è necessità allora perché la tecnica possa essere di aiuto e non domini, non stravolga la dimensione umana nella relazione medico – paziente? Quali sono le sfide future nel campo della Chirurgia Robotica?

R. La Chirurgia Robotica è senza dubbio la Chirurgia del futuro, non possiamo negarlo e neppure impedirlo, perché consentirà nuovi indiscutibili ed irrinunciabili vantaggi per il paziente; ma, è bene sottolinearlo, porterà anche nuove problematiche ed inquietudini! E proprio per questo occorrerà definire meglio anche il quadro sociale ed etico-giuridico, e questo perché al centro ci deve essere sempre l’uomo … e nessuno deve essere lasciato indietro.

Abbiamo visto che il progresso tecnologico corre. E corre molto più veloce della riflessione etica e della legislazione. E se, da un lato, è giusto, anzi necessario, che il progresso continui a correre, tuttavia deve procedere all’interno di un quadro di riferimento etico-antropologico e giuridico-culturale.

Ed infine si deve assolutamente evitare la dicotomia aprioristica di scegliere tra l’high tech e l’high touch, come fossero due opzioni separabili, intercambiabili o addirittura antitetiche. E quindi la riflessione sul ruolo e il significato che hanno i sensi nella relazione terapeutica deve necessariamente fondarsi su diversi approcci: filosofico, etico, comunicativo, socio-politico e legislativo, oltre che a quello strettamente medico.

 

Bioetica News Torino, Novembre 2020

 

 


N.B.: alleghiamo inoltre alcuni altri articoli e/o interventi dello stesso  dr. Franco Balzaretti

 

L'AMCI e 70 associazioni scrivono a Mario Draghi e ai parlamentari:

"La priorità del Recovery Plan sia la rinascita demografica e l'attenzione piena a ogni vita

Vita, demografia, educazione: dall'AMCI e altre 70 associazioni un’agenda per il governo


 
Avvenire di  lunedì 15 febbraio 2021: Cinque punti e decine di firme del mondo cattolico in un documento nel quale si chiede che «le scelte dei prossimi mesi siano innanzitutto per la centralità e la promozione della Vita»
 

Demografia, sussidiarietà, maternità, fragilità, libertà educativa: sono i cinque punti che un cartello di 70 associazioni di ispirazione cristiana – già protagoniste di iniziative pubbliche per la difesa e la promozione della vita umana – chiede che il governo inserisca nella sua agenda per una vera svolta del Paese. Ecco il testo integrale e l’elenco completo delle adesioni.

Attraverso una semplice chat, in questi mesi decine di associazioni si sono confrontate nel giudicare i principali fatti della legislazione e della giurisprudenza, avendo a cuore la grandezza della dignità di ogni persona perché segnata da un insopprimibile desiderio di senso e di pienezza, e perciò: la vita come dono sempre straordinario e intangibile, la famiglia come privilegiata scuola di gratuità, la piena libertà di educazione, nonché la sussidiarietà come affascinante leva di riforme di crescita e di libertà.
Provocati dalla condivisa sofferenza del popolo italiano nella pandemia in corso e grati per la disponibilità di molti ad assumersi responsabilità eccezionali in circostanze eccezionali, chiediamo che le scelte dei prossimi mesi siano innanzitutto per la centralità e la promozione della Vita, valorizzando nei fatti ciascuna persona, in qualunque condizione sia.

Per questo proponiamo come prioritari questi semplici obiettivi:

1) Il Recovery Plan sia l’occasione per un grande piano per la rinascita demografica, drammatica emergenza del Paese, sostenendo la natalità, assieme alla famiglia e alle comunità come luoghi imprescindibili per la crescita della persona e per il bene comune.

2) Il Recovery Plan abbandoni perciò la matrice centralista per essere rifondato scommettendo su politiche di sussidiarietà, ad esempio (a) riformando il fisco attorno alle dimensioni familiare e comunitaria, con un prelievo inversamente proporzionale alla composizione del nucleo, (b) con l’introduzione di sensibili benefici per nuova imprenditorialità nonché radicali premialità per l’occupazione ovvero in generale (c) preferendo agli strumenti assistenzialisti quelli capaci di avviare e sostenere percorsi virtuosi di tutte le comunità intermedie sia profit che non profit.

3) Una rinnovata fiducia per la natalità (a) non accetti i recenti tentativi che – anziché prevenire – snaturano i consultori e banalizzano l’i.v.g. con la “privatizzazione” dell’aborto farmacologico e la “normalizzazione” di farmaci antinidatori, in aperto contrasto persino con la legge 194/78 (cfr. Circolare ministero salute 12.8.2020 e Decreto AIFA 8.10.20), e (b) non tema di raccogliere le sollecitazioni di alcune “magistrature superiori”, rilanciando, in Parlamento, un più netto contrasto all’utero in affitto e ad ogni forma di mercificazione della donna e dei bambini, per sostenere invece la vita nascente, nonché le madri in difficoltà per una gravidanza, con sensibili risorse, innovativi strumenti (es. art. 30 dPR 396/00) e adeguando le formule occupazionali alle esigenze dell’essere mamma.

4) Una netta scelta per la vita dovrà altresì indirizzare adeguate risorse del Recovery Plan per garantire a tutte le persone fragili (a partire da quelle maggiormente provate dalla pandemia) i trattamenti più appropriati senza limiti di età, compresi l’idratazione e l’alimentazione, nonché per assicurare adeguate propor-zioni a quel “diritto negato” che sono le cure palliative, oltre che per avere finalmente una sanità in grado di offrire in tutto il territorio italiano congrue prestazioni ad alta intensità di cure e un pieno supporto ai diversamente abili, anche nella prospettiva del “dopo di noi”.

5) Sia combattuta con forza la povertà educativa e l’abbandono scolastico, aggravatisi fra i giovani nella pandemia, anche finalmente realizzando un effettivo pluralismo e ponendo fine alle crescenti diseguaglianze fiscali, sociali ed economiche fra istituti del medesimo sistema di istruzione (art. 1, L. 62/00), con la deducibilità delle rette per i cicli primari e secondari, “doti-scuola”, costi standard e convenzioni per una piena collaborazione e parità fra scuole pubbliche-paritarie e pubbliche-statali.
Roma, 15 febbraio 2021

Ecco le associazioni firmatarie, in ordine alfabetico:

Alleanza Cattolica, Ass. Amici di Lazzaro, Ass. Articolo 26, Ass. Cuore Azzurro, Ass. Cer-chiamo il Tuo volto, Collatio.it, Ass. Convergenza Cristiana, Ass. Costruire Insieme, Ass. Culturale Zammeru Masil, Ass. Difendere la vita con Maria, Ass. Donum Vitae, Ass. Es-serci, Ass. Etica & Democrazia, Ass. FamigliaSI, Ass. Family Day- Difendiamo I Nostri Figli, Ass. Il Crocevia, Aippc – Ass. Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici, Ass. L’albero, Ass. Liberi e Forti, Associazioni Medici Cattolici Italiani, Ass. Nuova Generazione, Ass. naz. Pier Giorgio Frassati, Ass. Nonni 2.0, Ass. Non si tocca la famiglia, Ass. PoliticaInsieme, Ass. Progetto culturale, Ass. Proposte per Roma, Ass. Pro Vita & Famiglia, Ass. Generazione Famiglia, Ass. Radici, Ass. Rete Popolare, Ass. Risveglio, Ass. Umanitaria Padana, Ass. Vita Nuova - Rete Italia Insieme, Ass. Vivere Salendo, Associazione volon-tariato Opera Baldo, Avvocatura In Missione, Associazione Nazionale Autonoma Profes-sionisti (A.N.A.P.S.), Ass. Vita Consacrata per la Lombardia (AVCL), A.Ge. LAZIO, Centro Nazionale Economi di Comunità (C.N.E.C.), Centro Italiano di Promozione e di Assistenza per la Famiglia, Centro internazionale Giovanni Paolo II e per il magistero sociale della Chiesa, Centro Studi Livatino, Circoli insieme, Comitato SALE per la dottrina sociale, Commissario Lazio Accademia di storia dell’arte sanitaria, Comunità Papa Giovanni XXIII, Confederazione internazionale del clero, Conferenza Italiana Superiori Mag-giori (C.I.S.M.), CulturaCattolica.it, Fondazione De Gasperi, Fondazione Fiorentino Sullo, Forum Cultura Pace e Vita Ets, Forum delle Associazioni sociosanitarie, Giuristi per la Vita, International Family News, La Casa dei Diritti, Movimento Cristiano Lavoratori – MCL, Movimento Per: Politica, Etica, Responsabilità, Movimento per la Vita, Movimento Regina dell’amore, Osservatorio di bioetica di Siena, Osservatorio parlamentare “Vera lex?”, Presidenza Comitato scientifico UCID, Presidenza onoraria Società italiana di bioetica e comitati etici, Rete Liberi di educare, Scuola di Cultura Cattolica, Steadfast, Unione Superiori Maggiori (U.S.M.I.). 

BOSCIA : "Ultimo letto, nodo insoluto!" - ed inoltre "EllaOne, la pillola venduta alle minorenni senza ricetta. Ecco cos’è."

"Ultimo letto nodo insoluto" è il titolo di un recente articolo del nostro Presidente Filippo Boscia; un interessante articolo, pubblicato in allegato e che riflette su una delicatissima problematica e che deve far riflettere anche tutti noi!


Anche se tuttora risulta controverso se ellaOne si comporti come contraccettivo o piuttosto come anti-nidatorio, ci preme sottolineare che in entrambi i casi siamo in presenza di un atto immorale. 

A sottolineare i rischi per la salute, riportiamo di seguito un articolo dal taglio scientifico che ci ha inviato il prof. Filippo M. Boscia, Professore di Fisiopatologia della riproduzione umana presso l’Università di Bari, nonché Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani, il quale in un precedente comunicato aveva espresso tutto il suo rammarico per la decisione presa dall’AIFA.   

 

Per contraccezione d’emergenza si intendono tutti i metodi in grado di prevenire una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale non protetto, o in caso di fallimento del metodo anticoncezionale in uso (es. rottura del profilattico).

 

A tale scopo varie sono state le metodiche adoperate nel tempo: estrogeni a dosi elevate, il metodo yuzpe (estroprogestinico), l’introduzione di una spirale intrauterina e più di recente il levonorgestrel (c.d. pillola del giorno dopo) e ultimo l’ulipristal acetato (c.d. pillola dei cinque giorni dopo).

 

Nel caso degli ultimi due farmaci, poiché si tratta di preparati con una alta concentrazione ormonale, è necessario informare la donna interessata sui possibili effetti collaterali e sui rischi relativi all’uso in mancanza, data l’urgenza, di sufficienti dati clinici. Deve anche essere ben chiaro il messaggio che la contraccezione d’emergenza è una pratica del tutto occasionale e non può essere di uso continuativo (vedi effetti collaterali).

 

L’ulipristal acetato, appartenente alla famiglia degli SPRM (Selective Progesterone Receptor Modulators = Modulatori Selettivi del Recettore del Progesterone), è un farmaco, commercializzato in Europa col nome di ellaOne e negli Stati uniti come Ella, in compressa da 30 mg, da assumere entro 120 ore (5 giorni) dal rapporto sessuale potenzialmente fecondo, dotato di un’efficacia contraccettiva pari al 98%, soprattutto se assunto nelle prime 72 ore (dati OMS).

 

L’azione del farmaco si basa principalmente sulla capacità di rallentare la maturazione del follicolo, in tal modo ritardando o evitando l’ovulazione. L’ulipristal contrasta altresì la maturazione ovaio-indotta dell’endometrio, rendendolo così inospitale ad accogliere un eventuale uovo fecondato.

 

Sebbene entrato nell’uso più di dieci anni addietro, resta tuttora controverso se ellaOne si comporti come contraccettivo o piuttosto come anti-nidatorio, in modo analogo a quanto avviene con il mifepristone (o RU486), molecola a struttura simile, sebbene a dosaggio più basso.

 

Mozzanega e coll. (2014) hanno evidenziato che la dichiarata efficacia contraccettiva del farmaco (fino a cinque giorni dal rapporto sessuale) in pratica dipende dal momento del ciclo mestruale in cui viene assunto. Di conseguenza la capacità di ritardare l’ovulazione potrebbe diminuire proprio al suo avvicinarsi sino ad essere nulla al momento del picco dell’LH (ormone luteinizzante). In tal caso l’azione anticoncezionale sarebbe in realtà dovuta

 

agli effetti negativi del farmaco sulla maturazione endometriale.

 

Sono dello stesso anno due studi, uno di Levy e coll. secondo cui, dall’osservazione di oltre un milione di donne che avevano usato l’ulipristal, il tasso di abortività, in caso di continuazione della gravidanza, era risultato inferiore a quello della popolazione generale (14% vs 20%) e l’altro di Li e coll. che, confermando tali dati, aggiungevano che colture di cellule endometriali trattate in vitro con ulipristal a dosi dieci volte quella della pillola in commercio non presentavano alterazioni significative, concludendo che sarebbe da

 

escludere per il farmaco un effetto anti-impianto.

 

L’uso di ellaOne è controindicato in presenza di gravi stati patologici del rene e del fegato, in quanto metabolizzato da questi due organi. Inoltre, a causa di un leggero effetto antagonista del recettore dei glucocorticoidi, è controindicato negli stati d’asma gravi e in quelle donne con rari disordini del metabolismo del galattosio, data che contiene lattosio monoidrato.

 

Non sembra esservi un significativo rischio di effetti collaterali, anche in caso di più assunzioni ripetute a breve distanza di tempo, sebbene sia sempre opportuno ricordare alle interessate che non si può utilizzare l’ulipristal come metodo anticoncezionale abituale.

 

Va comunque segnalato che, a causa del danno epatico grave in donne che avevano assunto il farmaco nella terapia dei fibromi uterini, è stato disposto dall’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) che l’ulipristal non debba essere più adoperato con quest’altra già prevista indicazione d’uso.

 

 

Il Consiglio Superiore di Sanità, in risposta alla richiesta di parere in ordine al regime di dispensazione, in data 10 marzo 2015, affermava:

 

“Ritiene, alla luce dei dati relativi:

 

-alla possibilità di gravi effetti collaterali su donne a rischio in caso di assunzioni

 

ripetute o multiple in assenza di controllo medico;

 

-alla cultura non ancora diffusa nel nostro Paese relativa alla protezione dei

 

rapporti sessuali in termini di rischio infettivo e di gravidanze indesiderate;

 

-alla disponibilità continuativa, nel nostro ordinamento, di personale medico in

 

grado di attuare una prescrizione;

 

che il farmaco ellaOne debba essere venduto in regime di prescrizione medica

 

indipendentemente dall’età della richiedente”.

 

e riguardo ad una presunta tossicità per il feto, in caso di mancato effetto:

 

“Ritiene, alla luce dei dati relativi:

 

-agli effetti del farmaco su una gravidanza in atto non ancora sufficientemente

 

chiariti dalla ricerca;

 

-alla efficacia del farmaco limitata nei primissimi giorni dopo il rapporto

 

sessuale a rischio;

 

-al parere precedentemente espresso dal CSS relativo alla necessità di

 

prescrizione medica del farmaco;

 

che il medico, nel caso esista la possibilità di una gravidanza già in atto al

 

momento della prescrizione debba escludere la stessa mediante la esecuzione

 

di un test di gravidanza”.

 

Com’è noto però l’obbligo della prescrizione medica, e del test di gravidanza che doveva precederla, per le maggiorenni veniva eliminato a partire dal 9 maggio 2015, cioè solo due mesi dopo l’avvenuta conferma.

 

Il 10 Ottobre 2020 l’AIFA ha tolto l’obbligo di ricetta anche per le minorenni. Le motivazioni addotte dal direttore generale Nicola Magrini (“uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze” e “una svolta per la tutela della salute fisica e psicologica delle adolescenti”) lasciano anche in questa occasione oltremodo perplessi.

 

 

 

Riferimenti bibliografici:

 

 

 

http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs244/en/index.html

 

Mozzanega B, Gizzo S, Di Gangi S, Cosmi E, Nardelli GB. Ulipristal Acetate: Critical Review

 

About Endometrial and Ovulatory Effects in Emergency Contraception. Reprod Sci 2014;

 

21:678-685.

 

Levy DP, Jager M, Kapp N, Abitbol JL. Ulipristal acetate for emergency contraception:

 

postmarketing experience after use by more than 1 million women. Contraception, vol. 89,

 

n. 5, may 2014, 431–3.

 

Hang Wun Raymond Li, Tian-Tian Li, Ying Xing Li, Ernest Hung Yu Ng, William Shu Biu

 

Yeung, Pak Chung Ho, Kai Fai Lee. In-vitro study on the effect of ulipristal acetate on human

 

embryo implantation using a trophoblastic spheroid and endometrial cell co-culture model.

 

Poster A124 – 13th ESC Congress “Challenges in sexual and reproductive Health – The

 

European Journal of Contraception and Reproductive Health Care, 2014.

 

https://www.sipre.eu/wp-content/uploads/2015/05/parere-ellaOne.pdf

 

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/05/08/15A03360/sg

 

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato4953143.pdf

 

 


 

I MEDICI CATTOLICI CONTRO L'AIFA

Dopo un’altalena tra sì e no, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha deciso di liberalizzare la vendita della “pillola dei cinque giorni” per la contraccezione di emergenza anche per le minorenni, abolendo quindi la necessità della prescrizione medica.

Una pessima decisione che va contro il sacro rispetto della vita e l’etica dei sentimenti, riducendo e banalizzando il rapporto uomo-donna a solo sesso e niente amore. Viene così a mancare anche il rispetto della persona, sia dei componenti la coppia che di colui che dal rapporto potrebbe nascere.

Non condivisibili le motivazioni, perché eliminando l’intervento medico, senza paragoni per ascolto e consiglio, non si comprende come possa essere considerato un farmaco d’uso eccezionale solo per un foglietto informativo, quando si sa bene la scarsa propensione dei giovani a prendere le dovute precauzioni, sia per evitare una gravidanza sia per difendersi dalle malattie a trasmissione sessuale.

Roma, 20 ottobre 2020                    prof. Filippo Maria Boscia (Presidente Nazionale AMCI)

 


 

 

La legge 194/78 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, più comunemente nota come “legge sull’aborto” è da considerarsi di per sé iniqua, oltre al fatto di essere applicata mediante alcuni inganni. Infatti, mentre viene richiamata già nel titolo, e poi ripresa nell’art. 1, l’importanza del valore sociale della maternità e dell’inderogabile tutela della vita umana fin dal suo inizio, e si puntualizza inoltre la necessità di “evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”, nella sua reale applicazione ha decisamente prevalso quanto stabilisce in merito all’aborto volontario. Si è trattato quindi di un provvedimento ingannevole, così come formulato, che, con la depenalizzazione dell’aborto, in sostanza ha gradualmente portato alla sua accettazione nella mentalità e nel costume come una pratica del tutto ordinaria. 

L’aborto invece deve essere considerato sempre e comunque come un vero e proprio omicidio (all’interno della “congiura contro la vita”, come ebbe a dire Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae: “l'aborto procurato è l'uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita”, EV 58). Se da un punto di vista giuridico la condizione di gravidanza può determinare un atteggiamento di compassionevole comprensione nei confronti della donna che decide di ricorrere all’aborto, tale da tradursi in pratica nella non configurabilità della colpa, cosa che ha portato a rinunciare all'uso dello strumento penale, il bambino non ancora nato non è un “essere particolare", ma un essere umano a tutti gli effetti, è “uno di noi”, e come tale deve considerarlo la coscienza morale. Pertanto, per quel che gli concerne, dobbiamo di conseguenza decidere nello stesso modo in cui decideremmo di fronte ad un problema di vita o di morte di una persona già nata. 

Le statistiche ci dicono che il numero totale per anno delle interruzioni di gravidanza in Italia è in progressiva diminuzione (76.328 aborti nel 2018), ma per completezza dell’informazione non va taciuto l’alto numero di pillole contraccettive post-coitali che oggi vengono vendute (546.500 confezioni nel 2018). Questo è l’aborto nascosto, l’aborto farmacologico: da quando è disponibile la “pillola dei cinque giorni dopo” (che con l’eliminazione della prescrizione medica ha visto raddoppiare il consumo, da 123.800 a 229.900), viene messa in pratica, contrariamente a quanto asserito, non una contraccezione d’emergenza ma una vera intercezione post-coitale, cioè viene impedito l’annidamento dell’embrione, nel caso in cui sia avvenuto il concepimento. Pratica questa in diffusione crescente soprattutto tra le minorenni, dopo la liberalizzazione della vendita. Si tratta di cifre impressionanti, non conteggiate nel totale degli aborti, ma che comunque concorrono a far numero.

Secondo Irene Pivetta1, responsabile nazionale giovani del Movimento per la Vita, “Abortire per le ragazze è una scelta di grande solitudine, vissuta in silenzio. Con l’avvento delle pillole dei giorni dopo è pericolosamente cresciuta una sorta di non consapevolezza: davanti a un rischio di gravidanza. Il tempo in cui la ragazza è portata a riflettere è annullato vista la facilità con cui è possibile acquistare le pillole in farmacia, anche senza ricetta. Non c’è nemmeno il tempo di scoprirsi incinta, di dover fissare l’appuntamento per l’aborto, e di potersi aprire a incertezze, a dubbi, a domande. Quella delle pillole è una via che d’uscita che tenta molte ragazze”.

Di fronte ad un uso spregiudicato dell’aborto, manco fosse una qualsiasi pratica contraccettiva, vien da chiedersi: cosa si è fatto in questi quarant’anni per esercitare fattivamente la dichiarata tutela della gravidanza? Davvero poco, per non dire niente! Tante infatti sono state le “omissioni applicative” di quello che detta legge prescriveva, in particolare all’art. 1: “Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite” e all’art 5: “Il consultorio e la struttura socio-sanitaria … hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito … le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

Carlo e Maria Casini2 in occasione del quarantennale della legge (2018) ricordavano che: “Quando la legge 194 fu discussa in Parlamento non pochi, che pur la sostenevano, attribuirono ai consultori familiari la funzione esclusiva di aiutare la donna a proseguire la gravidanza, come, del resto, si può ritenere in base ad una corretta interpretazione dell’articolo 2. Purtroppo, però, questo scopo dei consultori è stato largamente stravolto nell’attuazione pratica. Essi vengono concepiti come strumenti di accompagnamento della donna verso l’aborto e quindi, sostanzialmente, come garanzie dell’autodeterminazione. La logica avrebbe dovuto essere opposta: lo Stato non punisce più l’aborto, ma fa tutto il possibile sul piano del consiglio e dell’aiuto affinché la gravidanza prosegua”. 

Infatti nella quotidianità, durante il colloquio obbligatorio - nella realtà molto spesso disatteso - difficilmente vengono ricercate le cause che spingono la donna ad abortire e meno che mai si tenta di trovare soluzioni, in collaborazione con altre agenzie, come ad esempio i servizi sociali, che le possano permettere di portare avanti la gravidanza. Il più delle volte si preferisce la soluzione più semplice: sentita la richiesta, la si asseconda con un rapido rilascio del certificato di accesso all’interruzione di gravidanza, invitando per pura formalità la donna alla pausa di riflessione di sette giorni perché lo possa utilizzare.

Bisogna aggiungere che negli anni, pur quando non c’erano le contingenze stringenti di oggi, si è fatto davvero poco per la promozione e lo sviluppo dei servizi sanitari e sociali, con le notevoli difficoltà che tuttora si incontrano nell’assistenza alla maternità, dal concepimento a dopo il parto, soprattutto garantendo la conservazione del posto di lavoro alla donna che concepisce, e nel sostegno all’infanzia, sopperendo ad esempio alla grande carenza di asili nido. Mentre ancora non si è legiferato, sebbene lo si invochi da più parti e da tempo immemore, per introdurre l’educazione sessuale come materia curricolare nelle scuole dell’obbligo. 

Occorre riconoscere peraltro che la legge 194/78, contiene delle raccomandazioni molto generiche per la tutela della gravidanza, che purtroppo si scontrano con l’attuale, estrema precarietà dell’assistenza socio-economica nazionale. Pertanto i consultori, a loro volta con enormi e ataviche carenze, non possono fare di più che “esaminare con la donna e con il padre del concepito … le possibili soluzioni dei problemi proposti”. Restano di conseguenza le enormi responsabilità dello Stato, delle Regioni e degli enti locali per le citate omissioni applicative.

Eppure, malgrado i risaputi problemi, oggi i consultori vengono coinvolti nella deospedalizzazione dell’aborto farmacologico (20,8% delle interruzioni di gravidanza nel 2018 contro il 17,8% del 2017). E’ noto che, qualche mese addietro, in corso dell’“emergenza coronavirus”, per far fronte a presunte difficoltà attuative della legge 194/78 alcune organizzazioni professionali, appoggiate dalla Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia, hanno chiesto al Ministero della Salute di rivedere alcuni aspetti delle procedure vigenti, proponendo le seguenti modifiche: spostare il limite massimo per l’aborto farmacologico dalla 7 alla 9 settimana di gravidanza, eliminare l’obbligo di ricovero in regime ordinario (a partire dalla somministrazione del mifepristone fino al momento dell’espulsione del prodotto del concepimento), autorizzare che tutto il trattamento possa avvenire anche in un ambulatorio ospedaliero o addirittura in un consultorio. Difficile immaginare come ciò possa essere praticamente possibile considerata la non felice situazione in cui versano i consultori. 

Ma la decisione di evitare il ricovero verrà a pesare soprattutto sulla stessa donna, per il cui presunto interesse si è sollecitata tale soluzione. Donna che si troverà ancor di più in una condizione di solitudine con tutti i suoi problemi. Perché a quelli psicologici si potrebbero aggiungere quelli fisici, legati al fatto che l’uso del mifepristone non è esente da rischi e complicanze, alcuni più banali (dolori e crampi addominali, nausea, vomito) altri più seri, a partire dalle non infrequenti metrorragie che richiedono comunque l’ospedalizzazione per lo svuotamento e la successiva revisione uterina a causa di un’espulsione incompleta del prodotto del concepimento (nel 4-7% dei casi) per finire ai riportati casi letali conseguenti a shock settico (da Clostridium sordellii). Motivi per cui l’AIFA (Determinazione n. 1460 del 24 novembre 2009), autorizzando l’immissione in commercio della pillola RU486, aveva giustamente stabilito che «deve essere garantito il ricovero [...] dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento. Tutto il percorso abortivo deve avvenire sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetrico-ginecologico»;

E’ indubbio che la diffusione dell’aborto farmacologico risponde alla logica abortista che vuole impedire lo sguardo sul concepito, spostando l’attenzione sulla falsa “non invasività” di tale mezzo abortivo (ma non c’è nulla di più invasivo che uccidere una vita umana!), rendendo l’aborto un fatto banale (basta bere un bicchiere d’acqua) e privato (basta essere nel bagno di casa), salvo poi correre in un pronto soccorso a causa di una emorragia irrefrenabile! L’intento è quello da un lato di risparmiare sui costi assistenziali, in una logica economicista-efficientista-utilitarista che ben si addice ad una sanità sempre più povera e oltremodo distratta da altre più assillanti priorità, e dall’altro di rendere facilmente disponibili farmaci abortivi da poter utilizzare senza problemi a casa propria, a partire dalla vendutissima pillola dei cinque giorni dopo.

Carlo Flamigni3, pur essendosi battuto per la legalizzazione dell’aborto, in occasione del trentennale della legge (2008) affermò: “E’ compito dello Stato portare a compimento una vera campagna antiabortista, eliminando le motivazioni sociali che sono così spesso causa di aborto volontario, facendo promozione di cultura sui temi della pianificazione della famiglia, investendo nella ricerca scientifica sugli anticoncezionali, convincendo i giovani che l’esercizio della libertà sessuale, a proposito del quale non credo che esistano più riserve di sorta, non può essere dissociato da un’assunzione di responsabilità nelle quali ogni persona deve cimentare la propria coscienza. Tutto questo, a mio personale avviso, si chiama prevenzione dell’aborto”.  

In mancanza di questo, contro il dramma dell’aborto la via vincente resta quella dei Centri di Aiuto alla Vita che da oltre 40 anni operano in tutta Italia per dare una mano alle donne che si trovano di fronte ad una gravidanza difficile o non attesa, liberandole dai condizionamenti che le inducono alla decisione di abortire e restituendo loro il coraggio dell’accoglienza della vita con la fiducia e la serenità che ne conseguono. Uno Stato che rinuncia a punire l’aborto non deve rinunciare a difendere il diritto alla vita con altri mezzi di più alto profilo e di maggiore efficacia. In questa prospettiva sarebbe davvero urgente una indispensabile riforma dei consultori pubblici sul modello dei Centri di Aiuto alla Vita - invece di farne dei meri distributori di pillole letali, come stabilito dalle nuove linee guida - affinché siano un’autentica alternativa all’interruzione volontaria della gravidanza, proprio nel rispetto di tutto quel che prescrive la legge 194/78.     

Potrebbe così realizzarsi la possibilità di arrivare un giorno non lontano a una “società senza aborti”, secondo quanto auspicato (22 maggio 2018) da Giuseppe Noia4, che non la considera un’utopia, convinto che, impegnandosi con coraggio e determinazione, ci si possa riuscire: “Dobbiamo e possiamo intervenire sulle cause sociali e culturali, ma innanzi tutto dobbiamo diffondere una più corretta conoscenza medica, a partire da tutto quello che sappiamo sulla relazione fortissima tra madre e figlio fin dal concepimento. Già nel novembre 2000, quindi 18 anni fa, il British Medical Journal, spiegava in un editoriale che dalla relazione biologica tra madre e bambino deriva il benessere futuro della persona. Come ignorare per esempio il fatto che il figlio manda alla madre cellule staminali terapeutiche? Tutte queste conoscenze scientifiche che si vorrebbero silenziare si traducono in una grande perdita di umanità».

Nell’udienza del 28 maggio 2018, in occasione del Primo Congresso della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (FIAMC), Papa Francesco5 ha ricordato: ““La Chiesa è per la vita, e la sua preoccupazione è che nulla sia contro la vita nella realtà di una esistenza concreta, per quanto debole o priva di difese, per quanto non sviluppata o poco avanzata”.

PROF. FILIPPO MARIA BOSCIA

Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani

 

NB : IN ALLEGATO IL TESTO ORIGINALE DELLA RELAZIONE DEL PROF. BOSCIA ED UNA DETTAGLIATA BIBLIOGRAFIA COMMENTATA DALLO STESSO PROF. BOSCIA. ED INOLTRE COPIA DI UN ARTICOLO PUBBLICATO DA AVVENIRE SULLO STESSO ARGOMENTO

Tra gli allegati troverete inoltre anche il testo completo e scaricabile di un precedente comunicato,  a firma del nostro presidente Filippo Boscia e della presidente del MpV Marina Casini

Giuseppe Battimelli: "La Tutela della salute nell'emergenza pandemica." (pubblicato su Civitas Hippocratica)

Siamo lieti di pubblicare (in allegato) un  articolo a cura del nostro vice-presidente nazionale Giuseppe Battimelli su un tema di grande attualità: "La Tutela della salute nell'emergenza pandemica : tra diritti e criticità" (e pubblicato su Civitas Hippocratica). E Battimelli, in questo suo importante lavoro, riflette soprattutto sui doveri deontologici ed etici verso l’ammalato, che non possono essere violati in considerazione degli aspetti dell’emergenza, perché diversamente, se si tiene conto aprioristicamente e acriticamente soltanto delle conseguenze, si potrebbero giustificare in qualche misura deroghe, tra l’altro arbitrarie, al principio e al diritto alla tutela della salute personale, con ricadute di tipo utilitaristico.

 NB: pubblichiamo in allegato il testo completo (e scaricabile) di questo interessante articolo, unitamente ad altre pubblicazioni recenti dello stesso Battimelli-